Telecom apre la Rete con l’ok dell’Authority

L’ad: «È un’operazione industriale, non finanziaria». Il titolo risale, ma resta debole

da Milano

Si chiama Open Access la nuova divisione di Telecom Italia che gestirà in modo indipendente e trasparente la rete di accesso del gigante telefonico, con attività autonome e separate dalle normali funzioni commerciali del gruppo. E anche se l’amministratore delegato Franco Bernabè sottolinea che «Open Access non è OpenReach» (la divisione rete di British Telecom che è il risultato di una operazione di separazione della rete all’interno di un quadro regolatorio), vien voglia di dire che ci somiglia molto. Insomma per Bernabè la nuova divisione si inquadra nell’ottica di una riorganizzazione interna, approvata nel consiglio di amministrazione del 4 febbraio, ma annunciata ufficialmente e pubblicamente solo ieri.
In realtà sembra un’anticipazione di un assetto futuro che verrà deciso quando l’Authority, alla fine dell’anno, avrà terminato le indagini sui mercati delle tlc. Open Access si inquadra in un ambito più ampio. Quella della nuova direzione Technology & Operations che sarà affidata a Stefano Pileri e che si occuperà sia dello sviluppo della rete di ultima generazione (ngn, next generation network) sia delle altre attività legate ai servizi e al mantenimento della stessa. La nuova direzione sarà articolata in quattro strutture: Network, Information Technology, Technical Infrastructures e per l’appunto Open Access.
Quanto all’Authority guidata da Corrado Calabrò, non è un caso che abbia già ieri commentato positivamente l’iniziativa di Telecom «che va nella direzione giusta». Ora l’Autorità punta ad esaminare già a partire da marzo le questioni relative agli aspetti regolatori. Tra questi la funzione di controllo sulla parità di trattamento fra Telecom ed i concorrenti che per l’accesso alla rete come chiesto dall’Autorità, dovrà essere demandata ad un board indipendente.
Bernabè ha anche sottolineato che Telecom vuole operare la separazione della rete in maniera autonoma e non tramite una imposizione. «Deve essere - ha detto - una situazione propositiva per aumentare il livello di qualità dei servizi ai clienti». La riorganizzazione ha dunque l’obbiettivo di aumentare l’efficienza, sviluppare l’innovazione, ridurre i costi e dare maggiore trasparenza alla rete d’accesso. Per le cifre però tutto è demandato al 6 marzo prossimo quando sarà convocato il consiglio di amministrazione ed è atteso il nuovo piano industriale.
Bernabè ha spiegato che per il gruppo la vicenda rete è per ora un fatto soltanto industriale e non finanziario. Nessuna separazione contabile dunque e soprattutto nessuna possibile quotazione di una eventuale nuova società, ipotesi questa che aveva fatto ritrovare ai primi di gennaio un po’ di sprint al titolo Telecom che ormai veleggia a livelli minimi, ossia sotto i 2 euro ad azione. Ben lontano dunque dai 2,82 euro pagati dai nuovi soci, le banche e Telefonica, per ottenere la quota di maggioranza di Telco. Intanto la speculazione - qualcuno, ieri, sperava che Bernabè annunciasse la conversione delle azioni di risparmio, ha portato Telecom a chiudere in rialzo dell’1,41%. La capitalizzazione complessiva è così risalita a 35,2 miliardi circa, un valore comunque inferiore all’indebitamento del gruppo stimato intorno ai 36 miliardi di euro.