Telecom, la Borsa scommette su Murdoch

Dalla fusione con Tim il titolo ha perso circa il 30% del suo valore

Maddalena Camera

da Milano

Tre ore di incontro con colazione leggera sul Rosehearty, un Perini di 56 metri ormeggiato al largo dell’isola greca di Zante. Era un summit molto atteso quello tra Rupert Murdoch, armatore dell’imbarcazione nonché proprietario della News Corp, un gigante dei media che vale circa 60 miliardi di dollari, e Marco Tronchetti Provera, maggiore azionista di Telecom Italia, affiancato dai suoi luogotenenti Riccardo Ruggiero e Carlo Buora. Tra Murdoch e Tronchetti Provera, secondo le fonti ufficiali, ci sarebbe stato soltanto un incontro informale per parlare della fornitura di canali televisivi prodotti da Fox tv e da Sky Italia che oggi sono visibili soltanto tramite satellite, ma che potrebbero trovare nuovi sbocchi grazie alla banda larga di Telecom presente non solo in Italia ma anche in Francia e Germania dove avrebbe modo di ampliare gli abbonati con l’acquisto di Aol Europe. «Gli incontri continueranno», spiega la nota Telecom. Piazza Affari, però, scommette su una più ampia intesa che grazie a scambi azionari permetterebbe a Telecom di risolvere la situazione debitoria, che supera i 40 miliardi di euro, e a Pirelli di scaricare almeno in parte la sua partecipazione in Olimpia, che possiede il 18% di Telecom ma tramite azioni che sono valutate in bilancio 4,2 euro ossia quasi il doppio del valore attuale. Questo spiegherebbe la corsa di Pirelli che ieri, in una giornata fiacca per il mercato, è salita del 2,16% mentre Telecom è rimasta praticamente al palo (più 0,4%). «La Borsa ritiene che l’accordo vada oltre i contenuti e che possa riguardare anche l’assetto azionario del gruppo - ha detto un operatore - e ciò nonostante le smentite. Anche in passato, come nel caso della fusione con Tim, si è inizialmente negato che ci fossero allo studio operazioni straordinarie che poi si sono concretizzate». E sotto i riflettori c’è proprio quest’ultima operazione che ha integrato la telefonia fissa con quella mobile ma che a livello borsistico non ha dato i risultati sperati. Se infatti nel febbraio 2005 il titolo Telecom valeva 3 euro oggi ne vale circa 2,2, ossia il 30% in meno. Ed è per questo che voci insistenti parlano di uno studio per la scissione della società di telefonia mobile che potrebbe essere acquistata da fondi di privaty equity (come Carlyle e Blackstone) o magari da un altro operatore. Ma due giorni fa gli spagnoli di Telefonica hanno negato di essere interessati a nuove acquisizioni.
Tra le ipotesi ci sarebbe anche la cessione della rete Telecom per la quale però non è facile trovare un acquirente data la difficoltà di valutazione e il fatto di essere un asset strategico per il Paese. Lunedì il consiglio della società si riunirà per approvare i risultati del secondo trimestre che, secondo gli analisti, dovrebbe vedere l’utile netto scendere del 38% a 694 milioni di euro rispetto allo stesso periodo del 2005 che aveva visto profitti straordinari pari a 429 milioni grazie alla cessione di Tim Hellas.