Telecom: braccio di ferro su scorporo della rete

Forza Italia propone la separazione della rete fissa da Telecom e la creazione di una società ad hoc per lo sviluppo della banda larga. Dura replica dell'ad Franco Bernabé: "No a interventi dirigistici". Il ministro Scajola rassicura: "Nessuna eventuale
iniziativa potrà essere assunta senza il pieno consenso della società"

Milano - Internet e più in generale il sistema delle telecomunicazioni, deve ancora svilupparsi molto in Italia. Rispetto agli altri Paesi europei più sviluppati dobbiamo colmare un gap non indifferente. Una proposta punta allo scorporo della rete e alla creazione di una nuova società con l’ingresso, a fianco di Telecom, anche di F2I e Cassa depositi e prestiti grazie a un aumento di capitale da 10 miliardi di euro. L'idea, sviluppata da Forza Italia, è stata illustrata da Pierluigi Borghini, coordinatore nazionale del dipartimento attività produttive degli azzurri: l'obiettivo è lo sviluppo del settore delle telecomunicazioni e della rete a banda larga in Italia. "Noi - ha detto Borghini - proponiamo di fronte ai ritardi accumulati, la separazione della rete, la valutazione dell’asset che Telecom Italia scorporerà e l’acquisizione di questo da parte di una nuova società, "Telecom larga bandà costituita con un successivo aumento di capitale da 10 miliardi di euro che potrebbe vedere coinvolte F2I e la Cassa depositi e prestiti". Non si tratterebbe - ha sottolineato - di un esproprio o di un’azione di prevaricazione". Telecom Italia è una grande azienda ed è un patrimonio italiano ma bisogna pensare al futuro".

Bernabè: no a interventi dirigistici "Qualsiasi intervento di tipo dirigentistico sarebbe illegittimo e inappropriato in quanto andrebbe a ledere i diritti di un soggetto privato proprietario, fino a prova contraria, delle proprie infrastrutture di rete". È la secca risposta dell’amministratore delegato della Telecom, Franco Bernabè, in merito a un ipotetico provvedimento che sottraesse alla società telefonica la rete fissa. Intervenendo a un convegno di Forza Italia sulle Telecomunicazioni, ricordando - ironicamente - di trovarsi proprio in una sede del Popolo delle libertà, il top manager ha osservato che "fortunatamente siamo in Italia dove c’è un ordinamento in materia che dà tutte le garanzie per procedere in maniera ordinata". E riguardo alla proposta di creazione di un nuovo soggetto per la rete a banda larga dove confluirebbe l’attuale rete Telecom, Bernabè ha bocciato l’idea facendo presente che le attuali infrastrutture sono più che sufficienti alla domanda attuale.

"La banda larga? Problema dello Stato" Se poi lo Stato, per stimolare l’economia vuole attuare dei provvedimenti di stampo keynesiano come "fare le buche la mattina e richiuderle la sera" ben vengano e magari ci si potrebbero far passare anche dei cavi a fibra ottica. "Se si deve mettere insieme una nuova società per la rete a banda larga - sono parole di Bernabè - ben venga ma questo è un problema dello Stato e non della Telecom".

Scajola: nessuna iniziativa senza consenso società "Per quel che riguarda la rete Telecom ho già detto più volte e ribadisco che nessuna eventuale iniziativa potrà essere assunta senza il pieno consenso della società". Lo afferma in una nota il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, che più in generale afferma che "il problema dell’evoluzione della rete di telecomunicazioni a banda larga è fondamentale per l’economia del paese". Scajola ricorda che Francesco Caio, che ha già svolto nei mesi scorsi un analogo incarico per il governo inglese, è stato incaricato "di predisporre un rapporto sul tema che sarà pronto tra breve. Su questa base, e nel confronto con tutti gli operatori interessati - aggiunge il ministro - il governo assumerà le opportune decisioni. Nel frattempo, per portare la banda larga nelle zone marginali, abbiamo già previsto uno stanziamento di 800 milioni che, con il metodo del project financing consentirà di coprire il 60% del paese". 

Dall'Europa 600 milioni La Banca europea per gli investimenti ha firmato oggi un contratto di finanziamento con Telecom Italia di 600 milioni di euro a otto anni finalizzato alla realizzazione di investimenti diretti al superamento del broadband digital divide, il completamento della rete infrastrutturale per banda larga e Internet in zone scarsamente coperte del Paese. Lo comunica una nota dell’istituto finanziario. 

Sciopero nazionale di tutti i dipendenti Telecom per l’intero turno di lavoro il 13 marzo prossimo contro il progetto di riorganizzazione dell’azienda. A proclamarlo i sindacati di categoria Slc-Cgil,Fistel-Cisl e Uilcom-Uil. Il progetto, infatti, secondo i sindacati, prevede "decine di sedi da chiudere, migliaia di trasferimenti in altre città e mobilità professionali, quattromila ulteriori esuberi". Il tutto, si legge ancora nella nota "a pochi mesi dalla sottoscrizione di un accordo con il sindacato che avrebbe dovuto garantire i dipendenti per gli anni 2009-2010". Alla mobilitazione i sindacati hanno anche associato il blocco di tutti gli straordinari.