Telecom cade in Borsa. Oggi vertice con Scajola

La via che porterà al riassetto di Telecom e al dominio degli spagnoli di Telefonica sembra aperta ma, secondo alcune ricostruzioni, bisognerà aspettare l’estate prima di poter fare qualche ragionamento concreto. Intanto viene rilanciato il tema della società della Rete che nell’ipotesi di una fusione tra Telecom e Telefonica, ha sottolineato il presidente dell’Agcom, Corrado Calabrò, diventa «ancora più strategica». Dopo lo strappo di martedì (+6%), gli investitori hanno tuttavia iniziato a monetizzare i guadagni accumulati: il titolo Telecom ha ceduto il 3,84% a 1,102 euro ma gli scambi restano intensi (1,6% del capitale ordinario) a dimostrazione dell’attenzione ancora elevata che domina nelle sale operative. Qualche indicazione potrebbe arrivare al termine dell’incontro di oggi tra l’amministratore delegato di Telecom, Franco Bernabè, e il ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola: sul tavolo ci saranno «diversi temi compresi quelli strategici», ha sottolineato nel question time il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito. Più probabilmente, però, bisognerà attendere il 25 febbraio, quando il cda prenderà visione delle linee guida del prossimo triennio. «Ascolteremo che cosa pensano di fare a Telecom e alla luce di questo valuteremo le azioni possibili nel rispetto della libertà del mercato», ha detto Scajola. Martedì Palazzo Chigi aveva negato ogni coinvolgimento nella vicenda smentendo le ricostruzioni di Repubblica secondo cui sarebbe imminente il via libera «politico» per consegnare Telecom agli spagnoli. E ieri Scajola ha ribadito che «Telecom Italia è una società privata, in Italia c’è libertà di mercato, questo è un governo liberale che permette alle imprese di svolgere le loro azioni». Al tavolo di oggi vorrebbero sedersi anche i sindacati.
Intanto, sul fronte aziendale Telecom si è riaffacciata sul mercato delle obbligazioni con un bond da 1,25 miliardi della durata di 12 anni.