Telecom, dossier segreto per far pace con Prodi

Al centro dell’incontro la consegna di una documentazione riservata sulla rete fissa, già oggetto del piano elaborato dal consulente di Palazzo Chigi Rovati

Nicola Porro

Si tratta di un incontro segretissimo. E così sarebbe dovuto rimanere. Esso infatti testimonia clamorosamente i nuovi rapporti tra Telecom e Prodi. Non più improntati alla contrapposizione, ma allo spirito più collaborativo possibile. Secondo quanto risulta al Giornale nelle prossime ore Stefano Pileri, uomo chiave della rete fissa (ma da un anno anche mobile) Telecom, vedrà in un incontro, riservato a pochi, il premier. Il tutto ovviamente concordato con il nuovo presidente, Guido Rossi.
Il motivo del meeting, anche per gli uffici Telecom, è top secret. Ma la documentazione predisposta, una corposa presentazione di slides, e il manager coinvolto, portano su una pista precisa: la rete fissa Telecom. Proprio quel ramo d'azienda Telecom oggetto dello scandalo, oggetto cioè di quel piano Rovati che anch'esso doveva rimanere segreto. E strumento fondamentale per la rete di illegali intercettazioni che stanno emergendo.
Insomma, la Telecom di Rossi fornisce a Prodi, prima della sua audizione parlamentare, tutti le informazioni possibili per meglio affrontare, proprio sulla questione Telecom, il Parlamento. Un paradosso. Che nasce dalla nuova filosofia di Rossi: pace preventiva con la Procura di Milano, preferita a quella di Roma che ha già iniziato a indagare, rapporto stretto con Authority e Consob e ora apertura di credito, e cassetti, nei confronti dell'esecutivo.
Pileri è infatti un uomo chiave del gruppo telefonico: conosce tutti i segreti della rete fissa. Un cinquantenne, ingegnere. Da una vita nel gruppo. Manager chiave per Tronchetti quando si doveva unire la telefonia fissa con quella mobile. Ma chiave anche ora che si è deciso, ribaltando una decisone del passato, di separare mobile e fisso e spingere sui contenuti da far passare per la rete fissa ed entrare così nelle case di 29 milioni di clienti italiani.
Il tam tam interno lo definisce di un'onestà specchiata. In un ruolo delicatissimo, visti gli ingenti investimenti che sulla rete fa il gruppo. Ha il potere di indirizzare le scelte tecnologiche. È il naturale candidato nell'ipotesi della creazione di una società rete. Per farla breve il dirigente che conosce meglio di chiunque altro lo scheletro Telecom. Ebbene, che cosa si devono dire Prodi e Pileri è facile da supporre: parleranno della rete telefonica. Gli uffici di Torino di Tilab dove si elabora il piano tecnologico della Telecom, coordinati da Stefano Nocentini, responsabile network engineering, e la struttura di Pileri, da almeno tre giorni stanno elaborando il documento da presentare a Prodi. Dentro c'è tutto. C'è quanto nessun manager Telecom avrebbe mai svelato ad alcuno. Si parla di numeri e strategie che neanche l'Authority sulle Comunicazioni ha mai potuto consultare. Tanto meno si è vista mai recapitare un documento di siffatta delicatezza. Investitori e regolatori possono al massimo avere dati sulla dimensione e la qualità della rete e le grandi linee di tendenza nel suo sviluppo.
Il report di Pileri affronterà invece i dettagli delle scelte tecnologiche, la vision aziendale e financo gli investimenti previsti sui vari componenti e settori. Si tratta evidentemente di una miniera di informazioni strategiche riservatissime. I banchieri definirebebro un'attività del genere, due diligente, finalizzata a una vendita o a una grande alleanza industriale. Ecco perché il briefing che Prodi e Pileri stanno per fare, rimette sul tappeto molti interrogativi. Intanto perché Telecom, comprensibilmente fino ad ora così gelosa delle sue informazioni più delicate, le spiattella a Palazzo Chigi. Solo pochi giorni fa un comunicato di Palazzo Chigi ha reso pubblico il contenuto di due incontri con Tronchetti che sarebbero dovuti rimanere riservati. Un'azienda quotata e con migliaia di azionisti può svelare i suoi segreti industriali sin nel minimo dettaglio a un esecutivo? Per di più a quel governo che ha mostrato così poca riservatezza nei confronti di Telecom? E ha anche predisposto, attraverso un suo consigliere influente e ora dimissionato, un piano di scissione industriale che riguarda proprio la rete. Perché poi, prima di riferire alle Camere, Prodi ha bisogno di un tale massa di informazioni? Non ha forse detto che farà una ricostruzione generica dell'intero settore delle Tlc? L'idea di una Telecom commissariata prende ogni giorno più piede. Con il suo presidente che autonomamente concede i verbali dei cda alla Procura di Milano. E con i vertici tecnologici che si preparano ad incontri tecnici a Palazzo Chigi. Difficile aspettarsi una risposta da Palazzo Chigi. Che cosa fa ora, annulla l'incontro? O smentisce la sua esistenza?