Telecom: ecco l’offerta americana Impennata dei titoli in Borsa

Il gigante <font color="#ff6600"><a href="/a.pic1?ID=168233" target="_blank"><strong>At&t</strong></a></font> e i messicani di <a href="/a.pic1?ID=168231" target="_blank"><font color="#ff6600"><strong>America Movil</strong></font></a> pronti a rilevare da Pirelli e Benetton il 66% di Olimpia, la holding che controlla la società di tlc. Il prezzo è 2,82 euro per azione contro i 2,13 delle quotazioni di Borsa. <strong><a href="/a.pic1?ID=168410">A Piazza Affari volano le azioni Pirelli e Telecom</a></strong>

Milano - Marco Tronchetti Provera prende tutti in contropiede e si prepara a accogliere due gruppi stranieri nel capitale di Olimpia, la holding che detiene il 18% di Telecom: i messicani di America Movil e il colosso Usa At&t. E a un prezzo reale di oltre 2,9 euro per azione, contro i 2,1 euro delle quotazioni di Borsa. Vale a dire un premio del 38%.

Una mossa a sorpresa che permette alla Pirelli di Tronchetti di avere a disposizione una possibilità di uscita al prezzo desiderato, mettendo in serio imbarazzo, se non in difficoltà, le banche che stavano trattando l’ingresso in Olimpia. In particolare Mediobanca e Generali, già azioniste di Telecom con il 5,2%, ma soprattutto legate a un patto di consultazione con Olimpia che prevede un diritto di prelazione: in altri termini, se vogliono bloccare l’operazione devono offrire a Tronchetti lo stesso prezzo e le stesse condizioni complessive dei due offerenti stranieri. Ovvero dovranno essere questi stessi a offrirsi di acquisire anche questo pacchetto, per evitare di lanciarsi in un investimento che non porta da nessuna parte, avendo un bel pezzo del sistema «contro». Questa è la sintesi della questione. Anche se in realtà l’operazione è più complessa.

Ieri nel pomeriggio si è riunito un cda a sorpresa della Pirelli, per esaminare due distinte offerte, quella messicana e quella Usa, ciascuna valida per un terzo del capitale di Olimpia, vale a dire per un totale del 66% della cassaforte che detiene il 18% di Telecom (e che è controllata all’80% da Pirelli e al 20% da Benetton). Il prezzo offerto è lo stesso per entrambi: 2,82 euro per azione. Ma in realtà la valutazione è più alta di circa 10 centesimi, fino a 2,92 euro, per effetto della diminuzione dell’indebitamento di Olimpia che va scontata al netto del pagamento del dividendo Telecom (che avverrà in maggio). In pratica i 336 milioni della cedola, dedotta la quota parte di oneri finanziari 2007, vanno ad abbattere il debito (e dunque ad alzare il valore di Olimpia) da 2,8 a 2,6 miliardi (circa). Ma non è tutto: la proposta contiene anche un’opzione put, cioè un diritto a comprare per America Movil e At&t, valida tra un anno, per il restante 33% di Olimpia, oltre che per l’1,36% detenuto direttamente dalla Pirelli, e per uno 0,22 dei Benetton. Il cda ha dato mandato al presidente Tronchetti per la trattativa, in esclusiva, fino al 30 aprile. Poi le offerte decadranno.

In sintesi, di qui a un anno, la percentuale di capitale Telecom in mano ai due gruppi stranieri potrebbe essere del 19,6%. Un’operazione che, al netto del debito, vale oggi 2,7-2,8 miliardi. Ma che tra un anno potrebbe costare 4,5 miliardi. Oggi si vedrà le reazione dei titoli in Borsa: è atteso in rialzo sicuro la Pirelli, ma anche Telecom, in vista di possibili sviluppi.
È infatti stato subito chiaro che l’operazione di Tronchetti, che ieri, prima dell’inizio del cda, ha comunque informato il governo, non è gradita a Roma. Ma, essendo difficile immaginare la riesumazione della golden share, né una sua giustificazione, l’unica strada per pensare allo sviluppo di un’operazione «di sistema» passa dall’intervento di Mediobanca, d’accordo con Intesa Sanpaolo, l’altro gruppo che da tempo stava trattando l’ingresso in Olimpia.

Un’intesa, in questo senso, era stata cercata ma non trovata. Anche per questioni di prezzo. Ora, di fronte allo spauracchio reale dei due gruppi americani, questo ostacolo sarebbe superato: il prezzo è quello, prendere o lasciare, ad altri. In alternativa lo scenario, inverosimile ma di certo il più gradito alla Borsa, è quello di uno scontro totale. E non solo tra banche, Pirelli e At&t. Ma anche diplomatico, visto che ci troviamo di fronte al maggior gruppo di tlc Usa che entra in Italia senza il benestare del governo. Il tutto a 15 giorni dall’assemblea del gruppo del 16 aprile.