Telecom fa muro: «Tim e rete fissa non le vendiamo»

L’incontro di Rossi con i sindacati: forse revocato lo sciopero proclamato per il 21 dicembre

Maddalena Camera

da Milano

«Tim non si vende e non ci sono ipotesi di scorporo per la rete fissa». Queste, riferiscono i sindacati, sono state le parole del presidente di Telecom Guido Rossi. Ieri i leader di Cgil, Cisl e Uil, Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti si sono incontrati nella sede di Roma con i vertici del colosso telefonico; oltre a Rossi erano infatti presenti anche il vicepresidente esecutivo Carlo Buora e l’amministratore delegato Riccardo Ruggiero. E al termine dell’incontro si sono detti soddisfatti per le rassicurazioni ricevute. «Il presidente ci ha spiegato la situazione - ha detto Epifani - sulla difesa del perimetro attuale della società, sulla convergenza tra fisso e mobile, e sul confronto aperto con l’autorità sul tema dell’ultimo miglio. Ora si tratta di vedere se le cose dette diventeranno il piano strategico della società». Dello stesso avviso il leader della Cisl Raffaele Bonanni che ha sottolineato come nel corso dell’incontro, Guido Rossi, abbia rassicurato sul ripristino «del piano industriale 2005 rimesso in discussione l’11 settembre del 2006». Nessuno spezzatino dunque per Telecom, secondo Bonanni, ma «la volontà di tenerla insieme, mantenendo la convergenza fisso-mobile». Il presidente, ha riferito Bonanni, ha inoltre sottolineato che l’azienda vuole fare investimenti «nella tecnologia, nella banda larga e nella tv». Anche per Angeletti l’incontro è stato rassicurante. «Il presidente Rossi - ha detto Angeletti - ha evidenziato che sarà mantenuta la convergenza tra fisso e mobile, che non viene così messa in discussione». Alla luce del buon esito dell’incontro potrebbe anche slittare lo sciopero indetto dai sindacati per il 21 dicembre prossimo. Ma a stabilirlo saranno le associazioni di categoria.
«Ci incontreremo tra qualche giorno - ha spiegato Emilio Miceli, segretario del sindacato dei lavoratori delle comunicazioni della Cgil -, mi sembra comunque che l’azienda abbia fatto una correzione di rotta notevole. Il nostro scontro con la società era incentrato proprio su quelle decisioni che avrebbero chiuso le prospettive dell’azienda che non avrebbe potuto creare nuove opportunità usando diverse piattaforme». Non c’è dubbio comunque che la vendita di alcuni rami d’azienda avrebbe messo in discussione anche molti posti di lavoro. «Telecom non è un’azienda che è sempre uguale a se stessa - ha aggiunto Miceli -, in alcuni anni i posti di lavoro sono già scesi da 120mila agli 84mila attuali». Per Giorgio Serao, segretario nazionale Uil-Com, «ci sono da fare altre valutazioni ma ci sono i presupposti per una revoca dello sciopero». Secondo Serao inoltre «resta da monitorare l’occupazione delle società di appalto per i lavori di manutenzione. Se Telecom decide di cambiare le società che hanno questi appalti sono a rischio migliaia di posti di lavoro».
Tra gli altri punti discussi nell’incontro c’è la cessione di Tim Brazil che, secondo i sindacati, è un asset importante per l’azienda. Ma se dovesse venir ceduta, hanno spiegato i vertici di Telecom, le risorse realizzate saranno impiegate nello sviluppo tecnologico.