Telecom, Gentiloni: "Presto nuove norme alle Camere". Nessun decreto dal governo

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, esclude il ricorso a provvedimenti straordinari. Nei giorni scorsi l'esecutivo si era spaccato sulla linea da tenere. Intanto anche <strong><a href="/a.pic1?ID=170798">France Telecom è interessata all'acquisto</a></strong> della compagnia

Roma - Il ministro alle Comunicazioni Paolo Gentiloni annuncia che nella prossima settimana saranno presentate, ai due rami del parlamento, le nuove norme sulla Telecom. Si tratta, per la precisione, di un emendamento del governo sui poteri dell Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni in materia di regolazione della rete di accesso: "Verrà inserito in un ddl già all'esame del parlamento". L'emendamento consente all'Agcom (sulla base della verifica delle condizioni di mercato, della consultazione pubblica e del confronto avviato dall'ottobre scorso con gli operatori) di stabilire le regole e le relative misure organizzative per assicurare che la rete di accesso sia gestita con criteri di neutralità, di autonomia e di separazione funzionale dalle altre attività dell'impresa titolare di notevole forza di mercato. "Tali regole - spiega ancora il ministero - assicureranno parità di trattamento esterna ed interna per tutti gli operatori che chiedono accesso ed includeranno anche la definizione del perimetro delle attività soggette a separazione".

Niente decreto del governo "Il governo non vede motivi di necessità, urgenza, impellenza, per affrontare questo tema in modo straordinario". Così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, spiega che il governo non ha intenzione di varare alcun provvedimento relativo alla rete Telecom. "Il rispetto del mercato - ha aggiunto Letta - è pieno e totale". Nei giorni scorsi erano divampate le polemiche, in seno all'esecutivo, tra chi come il ministro Gentiloni chiedeva lo "scorporo" della rete, attraverso un decreto ad hoc, e chi invece, come Rutelli, si era espresso per il rispetto delle regole del mercato. A mettere i puntini sulle "i" era intervenuta anche l'Unione europea, che aveva chiarito come la separazione della rete dalla società telefonica fosse possibile solo attraverso una decisione dell'Authority e non per iniziativa del governo.
Il ministro per i Rapporti con il parlamento, Vannino Chiti conferma, nel confermare il "no" al decreto ritiene probabile, sulla questione Telecom, l'inserimento di un emendamento a un "disegno di legge all'esame del Parlamento".

Di Pietro: "Necessario affrontare quesatione reti sensibili" "Non so se e quando il Consiglio dei ministri affronterà il caso Telecom. So per certo tuttavia che il Consiglio dei ministri e le istituzioni tutte devono affrontare al più presto la questione delle reti sensibili in Italia". Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro. "Per reti sensibili mi riferisco a quelle che portano l'acqua, le comunicazioni, le strade e le autostrade, le ferrovie. Sono reti senza le quali il Paese non si muove, non cammina, non vive. Trattare queste reti come se fossero chili di mele che si vendono e si comprano al mercato non è la stessa cosa; diventa una grande ingiustizia".

Calabrò: "Entro fine anno l'Authority imponga separazione" "Entro il 31 dicembre prossimo, o si fa l'accordo o l'autorità deve essere in grado di imporre la separazione della rete. Oltre quella data non si può andare". Lo afferma in una intervista al "Corriere" il presidente Agcom Corrado Calabrò, secondo il quale un decreto legge per separare la rete telefonica fissa da Telecom Italia sarebbe "un'operazione contro il mercato e le regole comunitarie". Il modello inglese può funzionare, dice Calabrò, "confidiamo che con il nuovo management il discorso prosegua come prima e che si arrivi a un accordo. Ma bisogna guardare in faccia la realtà - continua il presidente per l'Autorità delle comunicazioni - British Telecom ha accettato la separazione della rete perchè Ofcom, l'autorità di regolazione, disponeva di poteri forti". "Non vogliamo nessun potere che travisi il mercato - continua -. Non vogliamo fare nessun colpo di mano. Nessuna anticipazione del risultato rispetto all'analisi che stiamo conducendo - precisa Calabrò -. Ci muoviamo sui binari della direttiva europea del 2002". E l'obiettivo, spiega, è arrivare «a una situazione analoga a quella di British Telecom. La rete fissa - dice Calabrò - deve essere una divisione separata di Telecom, con piena autonomia organizzativa e funzionale. Va bene anche -considera- la governance inglese, con un comitato di cinque componenti, di cui tre indipendenti designati dall'autorità e due indicati dall'operatore. Ma con separazione totale".