Telecom, i soci giocano la partita Olimpia

I titoli, al minimo storico, condizionano le trattative e la possibilità di ingresso di un nuovo azionista forte

Marcello Zacché

da Milano
Tre mesi per decidere il futuro di Telecom. L’8 febbraio scadono i termini del patto che lega i soci di Olimpia, holding che controlla il 18% del gruppo. Sono Pirelli (che ha il 57,7%), Benetton (16,8%), Gnutti (16%), Unicredit e Intesa (4,8% a testa). Gnutti può vendere a Pirelli da maggio. Le due banche a partire da settembre. Ma Marco Tronchetti Provera, presidente di Telecom e di Pirelli, non aspetterà il 2006. Punterà a riscrivere gli equilibri entro la fine dell’anno, come nel suo stile: quando gli snodi finanziari arrivano al pettine, Tronchetti tende a chiudere al più presto. Così è stato, nel dicembre 2003, per l’ingresso di Gnutti in Olimpia. Così un anno fa per la fusione Telecom-Tim. Il mercato lo sa e già sconta, nel prezzo di questi giorni di Pirelli (0,75 euro), l’ipotesi peggiore: quella che la Bicocca si debba comprare le quote Hopa e quelle delle banche, con una spesa di 2 miliardi, che vale 0,15 euro per azione Pirelli.
A condizionare il rinnovo ci sono due questioni. La prima è nei fatti: il titolo Telecom è ai minimi storici. Vale 2,4 euro, contro i 4,6 del valore di carico di Olimpia. Ad oggi la holding, che ha pagato le azioni 4,95 miliardi, ne sta perdendo 3,17 miliardi. La seconda è sottile ma, detta fuori dai denti riguarda i rapporti tra Tronchetti e Gnutti, non proprio idilliaci. Quel «viene a miti consigli anche lui, il prossimo anno», rubato a Gnutti nelle intercettazioni estive e riferito a Tronchetti, non ha fatto piacere alla Bicocca. Mentre già un anno prima, quella volta in un’intervista, il finanziere bresciano aveva avvertito che «non resteremo in Telecom in eterno».
Gnutti, che tramite l’intreccio Hopa-Holinvest è socio al 16% in Olimpia e al 3,3% in Telecom, dovrà comunicare a Pirelli entro l’8 febbraio se intende restare nel patto, che scade l’8 maggio. E lo stesso vale per Pirelli. Se nessuno dirà nulla, il patto si intenderà rinnovato per tre anni. Viceversa l’accordo prevede che gli attuali soci di Olimpia s’impegnino a fare tutto il necessario affinché si realizzi la scissione proporzionale. Operazione che si traduce nella liquidazione di Hopa tramite la sua quota-parte di azioni e debito Telecom: ai valori attuali un 6,5% del capitale con all’incirca 2,5 miliardi di debito, alleggerito dal premio cash di 208 milioni che spetta a Hopa. Oppure i soci possono decidere di pagare il corrispettivo in cash. Un’opzione che per Gnutti si è ridotta oggi a un valore di 480 milioni. Mentre solo un mese fa, con il titolo a 2,7 euro, valeva 200 milioni di più. Anche per questo, a Brescia non sembrano intenzionati a rinunciare a Olimpia. Uscire ai minimi non è un buon affare, mentre restare soci forti di Telecom, ma fuori da Olimpia, diventerebbe ancora più rischioso (nessun paracadute, governance azzerata). Cosa farà Tronchetti?
La posizione negoziale di Pirelli è certamente di maggior forza. La società si è procurata le risorse per far fronte a eventuali esborsi. Ha incassato 1,3 miliardi cedendo i cavi, ha pronta una linea di credito di un altro miliardo. Inoltre Tronchetti può già contare su asset ed equity swap di Pirelli su Telecom per un altro 1%, e diritti «call» a favore di Olimpia per uno 0,9%. L’arbitro sembra essere allora solo lui. Che sta valutando tre opzioni. La prima è rompere con Gnutti e liquidarlo. La seconda è utilizzare il vantaggio negoziale per riscrivere un accordo più favorevole. La terza è lasciare tutto com’è.
Sullo sfondo c’è l’asse con le due banche, che non punterebbero a uscire da Olimpia. O almeno non totalmente: una delle ipotesi sul tappeto è quella che Intesa e Unicredit riducano la loro partecipazione dal 9,6 verso il 5%. Continuando così a garantire a Tronchetti il necessario equilibrio in Olimpia, a fronte di un esborso per Pirelli nell’ordine dei 360 milioni. A far pendere la bilancia da una parte o l’altra potrebbe essere un elemento inedito: la candidatura di un nuovo socio per Telecom. Su questo esisterebbero diverse ipotesi. Dal «wishful thinking» del gruppo Fininvest, che non ha mai nascosto l’interesse per la convergenza tv-tlc, alla possibilità che nella partita entrino altre banche (come Capitalia, per esempio, già entrata ai piani alti, in Pirelli). Se qualcuno volesse intervenire nella partita, dovrebbe comunque passare per Olimpia e pagare caro, non certo un prezzo di mercato, cosa che potrebbe fare chiunque. Come minimo si ipotizza un premio del 30% sui valori di Borsa dei titoli Telecom. Come massimo i 4,6 euro pagati da Olimpia.