Telecom: Intesa in vantaggio su Mediobanca

da Milano

Si stringono i tempi per la soluzione del rebus Pirelli: secondo alcuni protagonisti la partita della cessione dell’80% di Olimpia (che come noto è l’azionista di riferimento del gruppo di tlc, con il 18% del capitale) potrebbe chiudersi già in questo fine settimana. Secondo altri, invece, ci vorrà più tempo. In ogni caso, sta prendendo forma uno schema ben preciso: a guidare le operazioni della cordata è Intesa Sanapaolo, mentre Mediobanca, con Generali e Capitalia, che pure erano stati tra i promotori dell’iniziativa, si sarebbero trovati in posizione defilata. Al punto da lavorare a loro volta a una cordata alternativa. Ipotesi che però, a questo punto, appare di difficile realizzazione. Anche se Generali e Mediobanca hanno dalla loro un pacchetto complessivo del 5% di Telecom da giocarsi.
Al momento a guidare le danze sono, dal lato politico, il presidente di Intesa Giovanni Bazoli, da quello operativo l’ad Corrado Passera e il capo della finanza Gaetano Micciché. In compagnia di Gerardo Braggiotti nel ruolo di trait d’union con la Pirelli di Marco Tronchetti Provera, ma con una parte anche molto attiva nell’assetto della cordata, e con un gruppo bancario estero che potrebbe essere Deutsche Bank. Lo schema prevede di aggregare comunque anche Capitalia con Mediobanca e Generali, ma la traccia (che si rifletterà nella governance) è data da Intesa. Il che corrisponde anche al marchio politico dell’operazione, che nasce sbilanciata verso l’attuale governo, lasciando invece Mediobanca-Capitalia e Cesare Geronzi, politicamente più distanti da Prodi, in un ruolo più difficile.
Lo schema prevede di mettere insieme alle banche altri tre ingredienti: le Fondazioni, un socio industriale e il futuro management. Il primo punto: un gruppo di Fondazioni, guidate dalle più facoltose (Cariverona, Cariplo, Crt, forse Mps), farebbe parte del côté finanziario. Queste due anime devono mettere insieme 3-3,5 miliardi necessari per l’80% di Olimpia. Il secondo ingrediente è rappresentato dal 20% che resta nelle mani dei Benetton: Edizione holding accetterebbe il ruolo di socio industriale, disponibile anche (con un sistema di opzioni allo studio), a incrementare la quota qualora si sbloccasse il fronte della fusione Autostrade-Abertis, dal quale Edizione holding dovrebbe incassare 650 milioni di superdividendo. Il che sarebbe facilitato dal contesto politico-governativo amichevole in cui si svolgerebbe l’intera operazione.
I Benetton però, e questo è l’ultimo ingrediente, si guarderebbero bene dall’occuparsi della gestione, convinti di non voler ripetere gli errori del passato. Scegliendo semmai all’esterno un manager nuovo e capace, alla Sergio Marchionne per intenderci, con la permanenza di Guido Rossi alla presidenza in un ruolo di garanzia. E pure di completamento dell’equilibrio politico tra le varie anime della sinistra di governo. Il tutto nella consapevolezza aziendale di una missione non impossibile, ma molto complicata: con un obiettivo di creazione di valore di medio periodo, nell’ordine dei tre anni.
Nell’attesa continuano a volare i titoli della Pirelli, con il mercato che punta appunto a una soluzione in tempi brevi per la cessione dell’80% di Olimpia. Le azioni hanno fatto un balzo del 7,38% chiudendo al prezzo di riferimento di 0,848 euro con volumi scambiati pari al 4% del capitale. Mentre Telecom Italia ha guadagnato il 2,5% chiudendo a 2,13, con volumi pari al 2,2% del capitale.
Il nodo del prezzo al quale Marco Tronchetti Provera vuole vendere la sua quota resta comunque di grande attualità. I 3 euro richiesti per la Pirelli restano molti di più dei 2,6 considerati dalle banche come base della trattativa. Le soluzioni sul tappeto sembra siano molto diverse, compreso l’utilizzo di prodotti derivati per rendere le geometrie finanziarie più flessibili nel tempo.