Telecom Italia, Bernabè torna «in linea»

Il governo vuole allargare l’esperienza del 2007 Ma i verdi fanno resistenza

da Milano

Affrontare lo scorporo della rete, organizzare uno sviluppo estero compatibile all’asse con Telefonica e riassorbire i 36,5 miliardi di debiti malgrado la fame di investimenti del gruppo: Franco Bernabè torna alle leve di comando di Telecom Italia accanto a Gabriele Galateri come presidente.
Il nuovo ticket di vertice sarà ufficializzato oggi pomeriggio in una riunione straordinaria del consiglio di amministrazione. La cooptazione dei due top manager sancirà l’inizio della «gestione» Telco, dopo gli oltre sette mesi consumati tra i dubbi dell’Anatel e le resistenze interne ai soci della cassaforte subentrata a Pirelli a monte della catena di controllo Telecom: oltre a Telefonica, Mediobanca, Generali, Intesa Sanpaolo e Benetton.
I lavori del board saranno preceduti in mattinata da una riunione del comitato remunerazioni in calendario da tempo e da un momento di verifica tra i consiglieri indipendenti. Improbabile, quindi, che si decidano compensi per il nuovo vertice o premi per i consiglieri uscenti ma nulla vieta di affrontare la discussione.
Attesi a Milano il presidente di Telefonica Cesar Alierta e il direttore generale Julio Linares che prenderanno posto al tavolo del consiglio di amministrazione. Quest’ultimo è tuttavia destinato a diventare più «leggero» passando da 19 a 17 posti: la poltrona di Carlo Buora, che mercoledì si è dimesso dalla vicepresidenza esecutiva per un problema di deleghe, dovrebbe infatti restare vacante fino alla naturale scadenza di aprile. Così come non dovrebbe esserci alcun sostituto per il presidente di Assolombarda, Diana Bracco, che ha compiuto un passo indietro vista la conclusione di un ciclo. Otto anni dopo la fallita difesa di Telecom Italia dalla scalata di Roberto Colaninno e Chicco Gnutti, Bernabè tornerà quindi al vertice di Telecom prendendo posto, insieme a Galateri, negli uffici al quarto piano del quartier generale in Piazza Affari occupati fino alla scorsa settimana da Riccardo Ruggiero e Pasquale Pistorio. Bernabè e l’ex presidente di Mediobanca troveranno tuttavia tra gli ingranaggi del gruppo telefonico ancora parte di quei debiti accumulati prima dalla maxi-Opa organizzata dalla «razza padana» e poi dalle riorganizzazioni societarie pianificate da Marco Tronchetti Provera.
Il mercato attende risposte sull’opera di pulizia, anche attraverso cessioni di asset non strategici sia all’estero sia nella televisione. Oltre a sfruttare l’eventuale scorporo della rete (15-18 miliardi il valore dell’asset) per fare emergere valore dai bilanci del gruppo. L’occasione per aggiornare il piano industriale potrebbe essere la presentazione del bilancio in primavera quando dovrebbero essere meglio definite anche le sinergie attese con Telefonica (300-500 milioni la forchetta indicata).