Telecom Italia: sarà accesso libero anche per la fibra ottica

La nuova infrastruttura dovrà essere sottoposta a un organo di garanzia

da Milano

Franco Bernabè, il numero uno di Telecom, ha fissato gli impegni che l’ex monopolista prenderà per aprire la rete di telefonia fissa. Non si tratta ancora di un sistema all’inglese, con una separazione societaria, in cui le infrastrutture, confluiscono, appunto, in una nuova società ad hoc. Ma nelle ultime settimane il lavoro di moral suasion dell’Authority e le posizioni degli operatori alternativi evidentemente hanno avuto qualche effetto. Oggi si aprirà ufficialmente una consultazione pubblica su un documento preparato dall’ex monopolista. Siamo in grado di raccontare in anteprima gli aspetti principali. Sono fondamentalmente tre le novità migliorative (nel senso di maggiore apertura alla concorrenza) rispetto a quanto la stessa Telecom aveva proposto solo poche settimane fa.
1. Gli impegni che Telecom aveva intenzione di assumersi sulla rete in rame varranno anche per quella di nuova generazione, ossia in fibra, ancora da realizzare. Una delle richieste fondamentali degli operatori alternativi (Vodafone, Fastweb, Wind e British Telecom) è infatti quella di obbligare Telecom a mettere sullo stesso piano la vecchia infrastruttura con la nuova fibra. Il timore è quello che l’incumbent possa ribaltare il suo passato monopolio sulle nuove reti. Nel documento che per i prossimi 60 giorni sarà aperto alla discussione pubblica, più o meno si legge, che «tra i cespiti gestiti da Open Access (la divisione in cui funzionalmente finirà la rete fissa, ndr) ci saranno anche quelli derivanti dalla costruzione della rete di nuova generazione». Nella prima versione degli impegni Telecom questa previsione non c’era. E nel perimetro di Open Access vi era solo la «ferraglia», insomma il rame.
2. L’organo di vigilanza: non si tratta di una grande novità, ma la sua realizzazione sembrerebbe più robusta rispetto agli intendimenti iniziali. Avevamo già scritto che Telecom si impegnava a porre al vertice di questo organismo cinque persone di cui due nominate dall’Agcom. Il suo presidente sarà ora prescelto tra i due designati dall’Authority. Vi è poi tutto un sistema di sorveglianza a garanzia dei terzi: incentivi, codici di comportamento, monitoraggio delle performance della struttura. Inoltre l’organismo vigilerà sui comportamenti di Telecom e laddove non fosse soddisfatta avrebbe l’obbligo di fare segnalazioni all’Agcom.
3. Telecom si assume nuovi impegni di trasparenza. Il principio, sintetizzato nel documento, è quello del «first come, first served». In sostanza c’è una coda unica: chiunque faccia richiesta di servizi alla rete (sia Telecom stessa sia un suo concorrente) si inserisce nella stessa fila, senza precedenze. Si individuano così anche delle disposizioni organizzative affinché le parole non restino sulla carta. In sostanza sia i piani di sviluppo e manutenzione della vecchia rete in rame sia quelli per la nuova in fibra verranno comunicati tempestivamente all’Agcom, all’organo di garanzia e anche ai concorrenti. In modo che le nuove scelte infrastrutturali vengano condivise.
Un passo avanti rispetto ad oggi. Senza dubbio. Ma con alcuni aspetti che faranno discutere (soprattutto i concorrenti). Gli operatori alternativi, nonostante riconoscano il mutato atteggiamento dei vertici Telecom, richiedono qualcosa di più di una separazione funzionale e di una promessa di maggiore trasparenza. E soprattutto non hanno intenzione di pagare di più i canoni di unbundling o subire aperture regolamentari, che probabilmente Bernabè ora si aspetta.