Telecom, l’autodifesa di Prodi non convince neanche gli alleati

Il premier domani alla Camera: i verbali? Bugie. «Velina Rossa»: tesi che fa acqua. Capezzone: ora deve dirci tutto

Laura Cesaretti

da Roma

Alla vigilia del dibattito sul caso Telecom, domani alla Camera, Palazzo Chigi si trincera dietro un solo assunto: Tronchetti Provera dice bugie. La parola del presidente del Consiglio contro quella di un imprenditore nell’occhio del ciclone dopo le dimissioni e l’esplosione dello scandalo intercettazioni. «E noi dobbiamo credere al premier...», come ripete Massimo D’Alema ai suoi, allargando le braccia.
Bugie: vengono liquidati così anche i verbali del Cda Telecom, davanti al quale Tronchetti ha riferito i suoi colloqui con Prodi, cui avrebbe illustrato il progetto di scorporo di Tim, e i suoi contatti col governo tramite Rovati sull’ipotesi di intervento della Cassa depositi e prestiti nella proprietà della rete. «I verbali dei Cda non sono fonte di prova. Non è affatto detto che in quella sede si dicano solo verità, anzi...», afferma il portavoce di Prodi, Silvio Sircana. Dunque, la loro pubblicazione sul Giornale «non cambia nulla» ai fini dell’intervento che il capo del governo pronuncerà in aula.
L’opposizione però è all’attacco, pronta a sventolare quei verbali sotto il naso del premier. E nella maggioranza si accusa il colpo, anche se formalmente il centrosinistra si appresta a fare muro contro gli attacchi a Prodi. Ma non sarà una difesa gratuita, e il premier lo sa. Dai banchi di Montecitorio sarà il segretario della Quercia Fassino a parlare per l’Ulivo. Lo stesso Fassino, peraltro, che ha recentemente speso qualche parola anche in difesa del capo di Telecom: «Non me lo vedo a leggersi i brogliacci delle telefonate di questo o quello», ha detto in un’intervista alla Stampa, che era un chiaro messaggio dei ds a Prodi: noi ti diamo una mano ad archiviare il pasticcio con le dimissioni di Rovati, ma tu ti rassegni a una «maggiore e più visibile collegialità». Ossia, non provi più a guidare operazioni in proprio da Palazzo Chigi, alle nostre spalle. Intanto, dal fronte rutelliano, il ministro Gentiloni dà la linea prima che Prodi parli in aula: nessuna «nuova Iri», il governo «non può evitare una cessione di Telecom all’estero ri-nazionalizzandola». I paletti per l’intervento di domani del premier sono già stati piazzati dai suoi alleati. In un clima che resta assai poco sereno, nell’Unione. Certo, Prodi resterà asserragliato dietro la linea del «non sapevo niente», ma «è una tesi che fa acqua da tutte le parti», incalza la Velina Rossa che dà voce agli umori dalemiani. «Una bella gara tra bugiardi», dice un dirigente ds del match Tronchetti-Prodi. E il radicale Capezzone è duro: «Mi auguro, tanto più dopo i verbali del Cda, che Prodi riesca a dare una versione completa e convincente dei fatti, conviene a lui e al centrosinistra». Altrimenti, avverte, «ci aspettano mesi difficili, con l’opposizione all’attacco un giorno su Prodi per Telecom e l’altro su Visco per le tasse...». Il tesoriere della Quercia Sposetti, intanto, si interroga: «Mi chiedo a chi fosse indirizzato quel messaggio di Tronchetti sulla “zona grigia”, ma non so rispondermi». E il dl Carra evoca il «fattore C» di Prodi: «Certo il polverone sulle intercettazioni aiuta a far passare in secondo piano il casino su Rovati. E però il centrosinistra deve stare attento, perché vedo il rischio che si ripercorra la stessa strada che ci portò dal ’96 al 2001...».