Telecom, oggi le nomine di Galateri e Bernabè

Attesa per l’ok di Mediobanca La mossa di Intesa e le sfide industriali

da Milano

Questa mattina alle 9.30 nelle stanze di Mediobanca dovrebbe cadere l’ultimo ostacolo formale all’insediamento di Gabriele Galateri alla presidenza di Telecom Italia con Franco Bernabè come amministratore delegato. A 200 giorni di distanza dalla firma dell’accordo con la spagnola Telefonica, la priorità per il nuovo ticket di vertice resterà quella di predisporre un piano industriale capace sia di dare stabilità a una infrastruttura strategica per il Paese sia di convincere il mercato. Così da permettere ai soci di Telco, la cassaforte subentrata a Olimpia nella catena di controllo, di colmare parte della minusvalenza accumulata tra il prezzo di carico (2,67 euro per gli italiani, per gli spagnoli 2,85 euro) e i 2,16 euro segnati venerdì in Piazza Affari.
Superato il vaglio del comitato nomine di Piazzetta Cuccia, il cambio al vertice dovrebbe essere al centro di una riunione del consiglio di amministrazione Telecom, attesa a cavallo tra questa settimana e la prossima. Tra i grandi soci di Telco, tuttavia, non sembrano terminati i giochi diplomatici prima di convergere definitivamente su un voto unanime per entrambi i manager. Se sul ruolo di Bernabè si è trovata una convergenza, Intesa Sanpaolo pare, infatti, aver predisposto una doppia soluzione per la presidenza. Un modo per difendere il lavoro finora svolto da Pasquale Pistorio. Enrico Salza si era già pubblicamente espresso a favore dell’ex numero uno di StM ma ribadendo l’alternativa Ca’ de Sass invia anche un segnale preventivo all’interno di Mediobanca. Dove il presidente Cesare Geronzi ha dovuto faticare per convincere l’ad Alberto Nagel e il presidente del consiglio di gestione Renato Pagliaro ad accettare il ritorno in Telecom di Bernabè, proposto dai Benetton per uscire dall’impasse e già discusso con Giovanni Bazoli.
Tali divergenze sembrano tuttavia superate e l’odierno comitato di nomine di Piazzetta Cuccia dovrebbe dare il proprio assenso al nuovo assetto del gruppo telefonico di cui rimarrà vicepresidente Carlo Buora pur ridimensionato sul fronte delle deleghe. Terminati i sette mesi di mediazioni tra i soci verrà quindi il tempo di disegnare la nuova Telecom, mentre continuano le pressioni politiche per ottenere uno scorporo perlomeno funzionale della rete. Da risolvere appaiono poi in concreto i conflitti di interessi potenziali innescati da aver scelto come grande socio un colosso concorrente come Telefonica, soprattutto sul fronte internazionale: come ha dimostrato la partita per la tedesca Freenet.