Telecom, piccoli passi verso Bernabè Mediobanca a consulto

da Milano

La strada per dare a Telecom un nuovo vertice, con Gabriele Galateri presidente e Franco Bernabè amministratore delegato, sarebbe, secondo fonti vicine agli azionisti, in «dirittura d’arrivo». Questa settimana sembra quella decisiva per sciogliere nodi e appianare contrasti. Anche perché da domani, giorno dello stacco della cedola di Mediobanca, a fine mese sarà fissata una riunione del patto di sindacato di Piazzetta Cuccia per decidere la vendita della quota del 9,4% del capitale. Un appuntamento che si vorrebbe fissare dopo aver chiuso la partita Telecom.
I contrasti, però, sono ancora vivi. Lo ha dimostrato, ieri, il siluro fatto partire all’indirizzo dello stesso Bernabè via Internet. Vale a dire l’indiscrezione che l’Agcom (Authority delle tlc) avrebbe fatto «riservatamente presente che la nomina di Franco Bernabè come ad di Telecom rischia di aprire un conflitto di interessi enorme, vista la sua posizione di azionista - assieme a Chicco Testa e a un gruppo israeliano - della società Telit che ha importanti contratti in essere proprio con Telecom Italia». Ma al siluro ha fatto scudo la stessa Agcom, precisando «di non aver espresso valutazione alcuna in merito alle nomine dei vertici della società Telecom Italia».
Episodio nato e morto nel giro di un paio d’ore. Ma comunque significativo del clima ancora difficile intorno alla nomina di Bernabè, che in Mediobanca ha incontrato diversi ostacoli. Mentre il presidente Cesare Geronzi è impegnato nel far passare la candidatura che rappresenta, fino a ora, l’unica in grado di raccogliere i consensi più ampi, sia dalla parte di Intesa, sia da quella degli altri soci italiani Generali e Benetton, sia da parte di Telefonica. Nessun problema esisterebbe in seno alla Telecom stessa, dal momento che l’attuale vicepresidente esecutivo Carlo Buora e l’ad Riccardo Ruggiero non si metteranno di traverso: sarebbero pronti a eseguire le volontà degli azionisti qualunque esse siano e al momento richiesto.
Quest’ultimo non potrà essere che uno solo: un cda di Telecom convocato ad hoc per cooptare i nuovi vertici. E sarà quella la sede nella quale ognuno dei consiglieri, siano essi espressione dei soci della holding Telco, piuttosto che gli indipendenti, esprimeranno il loro parere su Galateri e Bernabè. Per questo prima del cda non esistono, almeno sulla carta, altri obblighi formali. Non un comitato nomine di Mediobanca, né un consiglio di gestione per vagliare le candidature. Gli unici tipi di «riunioni» che avvengono in questi giorni in Mediobanca (dove albergano le ultime resistenze sui nuovi vertici) sono di natura informale tra azionisti e manager, alla ricerca dell’accordo, nei dettagli, sul ruolo di Bernabé. Anche se ciò non esclude che, per dare maggiore visibilità alla scelta finale, si passi anche dal comitato nomine.