Telecom a piccoli passi verso il nuovo piano

La strategia triennale arriverà il 6 marzo. A Pileri nuova divisione per la rete d’accesso

da Milano

Telecom è restata debole in Borsa (+0,3%), con una quotazione poco al di sopra dei due euro, anche ieri, nel giorno del consiglio di amministrazione. L’effetto Bernabé, che aveva portato il titolo a sfiorare i 2,2 euro, è sfumato sotto le parole prudenti del neo-amministratore delegato.
«Non abbiamo la bacchetta magica», aveva detto Bernabé alcuni giorni fa. Del resto l’unica ipotesi che aveva portato qualche acquisto sul titolo, ossia lo scorporo della rete Telecom, si è raffreddata anche per effetto della caduta del governo Prodi e, dunque, del suo ministro delle tlc, Paolo Gentiloni, che aveva previsto maggiori poteri per l’Authority su questo tema.
Ieri a Milano, con il cda al gran completo, compreso il numero uno di Telefonica, che è anche il principale azionista di Telco (la società che controlla Telecom), Cesar Alierta, non sono emerse decisioni di rilievo. «Il nuovo piano industriale di Telecom sarà presentato il prossimo 6 marzo - ha detto il consigliere Gilberto Benetton, uscendo dalla sede del gruppo telefonico a Piazza degli Affari - per ora si è parlato solo del piano qualitativo (ossia di come migliorare la qualità dei servizi ai clienti, ndr) che verrà anch’esso presentato con il piano industriale». Insomma, da un punto di vista strategico tutto è rimandato ai primi di marzo, comprese decisioni importanti come lo scorporo della rete o la cessione di Alice France. Lo ha sottolineato anche il consigliere Luigi Fausti: «Abbiamo parlato solo di cose generiche. Il 6 marzo parleremo di quelle concrete». Unica novità emersa è stata l’istituzione di una nuova divisione all’interno della divisione «technology» guidata da Stefano Pileri: la nuova funzione servirà a gestire la rete d’accesso nel rapporto con gli altri operatori. Una scelta, voluta da Bernabé, per aumentare la trasparenza richiesta dall’Authority in questo ambito.
Sullo scorporo della rete non è stato invece deciso nulla e tutte le ipotesi rimangono aperte. Compreso il modello inaugurato da British Telecom, vale a dire non lo scorporo finanziario, ma la separazione funzionale. E per Telecom, secondo gli analisti, questa sarebbe l’ipotesi più semplice da abbracciare, ma anche la meno interessante da un punto di vista speculativo: la rete è valutata intorno ai 30 miliardi e la nuova società si potrebbe addossare una parte del debito di Telecom che appesantisce il bilancio e sfiora i 40 miliardi. Per contro, Telecom sarebbe il solo ex-monopolista a percorrere questa strada che, si sa, non è la più gradita ad Alierta.
Tra i nodi da sciogliere resta anche il futuro delle partecipazioni in Brasile dove Tim Brasil è il secondo operatore mobile del Paese. Nei giorni scorsi era stata ipotizzata una fusione tra la stessa Tim Brasil e Vivo, ossia il primo operatore, controllato da Telefonica, ma Telecom ha respinto con forza questa possibilità.