Telecom piomba ancora sotto quota 0,9

In Piazza Affari il titolo cade di nuovo (-3,24%) e per i grandi soci il «rosso» supera quota sei miliardi. Il problema delle garanzie

da Milano

Telecom ancora sotto pressione a Piazza Affari. Il titolo della società telefonica è sceso sotto quota 0,9 euro a 0,83 ossia meno 3,24%. Un livello che porta i soci Telco (la holding che controlla la società) a ripensare una possibile svalutazione della quota posseduta dato che le perdite per Telefonica, Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Generali e Sintonia superano ormai i 6 miliardi di euro.
I manager del gruppo richiamano alla calma primo fra tutti il presidente Gabriele Galateri di Genola che ribadisce la necessità di guardare ai fondamentali dell’azienda. Galateri non nasconde, però, preoccupazione per una possibile Opa ostile. «A questi prezzi - ha detto Galateri - è ragionevole e le misure di difesa a cui sta pensando il governo sono quanto mai opportune. Bisogna studiare la flessibilità di alcune regole come mi sembra si stia facendo per cercare di difendere gli interessi strategici del Paese».
Se il valore del titolo in Borsa non preoccupa Galateri e Bernabè, non c’è dubbio che la flessione abbia rallentato la possibilità dell’ingresso di un nuovo socio. La Lybian Investment Authority, che ieri ha portato a segno l’investimento in Unicredit, aveva infatti manifestato un interesse per Telecom ma, secondo indiscrezioni, con la quotazione del titolo ai minimi storici il Lia non è disposto a mettere sul piatto più di 1,1 euro per azione contro gli 1,6 euro a cui avrebbero puntato i soci Telco. E dunque se i libici o altri fondi volessero in questo momento fare acquisti su Telecom, non passerebbero certamente per i salotti di Telco ma direttamente dal mercato.
Ieri Gilberto Benetton, presidente di Sintonia, che in passato è stato uno dei più critici tra i soci del gruppo telefonico, in particolare guardando ai valori azionari e alla possibilità di svalutare la partecipazione o di dover procedere a un aumento di capitale ha commentato: «Attendiamo fine anno, consultandoci anche con gli altri soci anche se per ora l’argomento non è all’ordine del giorno in casa Telco».
In realtà tutti i soci ritengono di poter accantonare sino a fine anno la decisione sulla possibile svalutazione, soprattutto dopo la decisione dell’Eurogruppo di sospendere il vincolo del mark to market.
In ogni caso, come ribadito dallo stesso Benetton, Telco la holding che controlla Telecom sta comunque soffrendo della svalutazione della società in Borsa. Pendono in effetti come una spada di Damocle i «covenant» (ossia le garanzie) sulle linee di credito: 2,4 miliardi da Capitalia, Intesa Sanpaolo, Morgan Stanley, Société Générale e Calyon; 600 milioni da Mps e 260 milioni da Antonveneta. Sotto gli 0,85 euro infatti (in una media di 25 sedute) scatterebbe una nuova soglia che renderebbe necessario ripristinare le garanzie o aumentare la quota dei titoli dati in pegno (a oggi il 21,42% sul 24,5% in portafoglio).
Mediobanca, Intesa Sanpaolo, Generali, Sintonia e Telefonica hanno però già avuto modo, su richiesta della Consob, di ribadire «la valenza strategica della partecipazione in Telecom Italia» e di essere pronti se ci fosse bisogno di rifinanziare Telco.
Intanto ieri Telecom ha presentato a Smau, la fiera dell’Information Technology in corso a Milano, nuovi servizi per le imprese e il presidente Galateri ha spiegato che la crisi non impatta sull’Ict. «È in momenti come questo - ha detto - che c’è maggiore domanda di tecnologie in grado di accrescere la competitività e ridurre i costi».