Telecom: Pirelli detta a Hopa le condizioni per restare soci

Tronchetti: «C’è un problema di trasparenza che va chiarito»

Marcello Zacché

da Milano

«Il tema vero è che cosa sarà Hopa e quale funzione potrà svolgere all’interno dell’azionariato di Telecom». E le danze sono aperte: così ha parlato l’altra sera Marco Tronchetti Provera, gran capo di Pirelli e Telecom, sollecitato sul tema caldo del 2006, cioè il riassetto tra i soci di Telecom. Entro il 9 febbraio, si legge nei patti tra gli azionisti di Olimpia (holding che detiene il 18% del gruppo di tlc, controllata da Pirelli, Benetton, Hopa, Intesa e Unicredito), Hopa può uscire e farsi pagare la sua parte. Ovvero può essere Pirelli a decidere di liquidare Hopa.
Il primo caso dice Tronchetti, «non costituisce nessun problema» perché «Pirelli e Benetton sono pronti a rilevare le quote». La stessa Pirelli lo farebbe anche da sola: un miliardo è pronto in cassa per rafforzare la presa su Telecom. La Bicocca lo ha già ribadito più volte. Ma non è facile immaginare che la Hopa di Gnutti decida di lasciare la partita. Se lo facesse dovrebbe pagare subito il prezzo della svalutazione del titolo Telecom in Borsa. Ai valori di ieri (2,4 euro per azione), subirebbe una minusvalenza nell’ordine dei 500 milioni. Il conto è presto fatto: i patti prevedono che Hopa venga liquidata per contanti o per scissione parziale della quota parte di azioni, deducendo in entrambi i casi la quota del debito di Olimpia (3,4 miliardi) e sommando un premio di 208 milioni. A 2,4 euro la quota del 16% in Olimpia vale 925 milioni, il debito 545, il premio 208. Totale: 588, a fronte di un valore di carico vicino a 1.085.
Ecco allora cosa vuole dire Tronchetti: semmai sarà Pirelli a sciogliere il patto. «Bisognerà vedere il grado di trasparenza e di governance di Hopa - ha detto Tronchetti - perché è importante che ci sia un gruppo omogeneo e che sia credibile e perché un elemento importante di un grande gruppo è la credibilità del gruppo di azionisti che lo controllano». Ora il punto è che «Hopa è stata coinvolta in una serie di operazioni che non sono state del tutto chiare. Se tutto sarà chiaro per la primavera, non ci sarà problema per decidere se continuare il cammino insieme o se ognuno debba andare per la sua strada».
Parole che rendono ancora più evidente che la posizione di forza, nella prossima trattativa, è quella della Bicocca. Mentre Hopa, dopo la calda estate fatta di scalate bancarie e intercettazioni telefoniche (tra cui la celebre frase «viene a miti consigli anche lui» pronunciata da Gnutti e riferita a Tronchetti), è chiamata a chiarire quale forma avrà il suo azionariato stabile futuro. Nonché quale ruolo potrà svolgere il suo dominus, Emilio Gnutti.
Le ipotesi di trattativa sono molte. Una di queste, che va per la maggiore, passa dalla revisione di quel premio di 208 milioni che oggi spetta a Hopa in caso di divorzio. Nel prossimo accordo triennale potrebbe essere eliminato.