Telecom Ritorna l’ipotesi di scorporo della rete. Bernabè: «No al dirigismo»

RomaL’ipotesi di scorporare la rete dal complesso delle attività di Telecom Italia è soggetta alla legge dei corsi e dei ricorsi storici. Ieri il progetto è stato ripresentato dal coordinatore del dipartimento Attività produttive di Forza Italia, Pierluigi Borghini, ma sia il ministro dello Sviluppo Scajola che il sottosegretario Romani hanno richiamato alla cautela.
«Suggeriamo la separazione della rete, la valutazione dell’asset che Telecom scorporerà (11,5 miliardi ovvero 500 euro per utenza) e l’acquisizione di questo da parte della nuova società così costituita, con un successivo aumento di capitale da 10 miliardi di euro che potrebbe vedere coinvolte F2i e la Cdp», ha detto Borghini nel corso di un convegno. Disponibile al progetto l’ad del fondo infrastrutture Gamberale, attendista il presidente della Cassa Bassanini. «In questa nuova società - ha aggiunto - Telecom avrà ancora la maggioranza, ma sarà affiancata fino al 40% da nuovi azionisti. Siemens, Ericsson e Zte sono disposte a collaborare fornendo un miliardo di euro ciascuna in attrezzature».
Un’ipotesi, un suggerimento per ovviare alla limitata diffusione delle connessioni domestiche a Internet, ma il ricordo del piano-Rovati è ancora troppo fresco per non suscitare reazioni decise. Soprattutto nel giorno in cui l’ambasciatore libico accompagnato da Tarak Ben Ammar (consigliere Telecom) e dai vertici di Mediobanca (azionista Telco) ha incontrato il premier Berlusconi e il ministro Tremonti per parlare delle possibilità di investimento della Libia in Italia.
Di qui la pronta risposta dell’ad di Telecom, Franco Bernabé, tra i partecipanti al convegno. «Qualsiasi intervento di tipo dirigistico sarebbe illegittimo e inappropriato perché andrebbe a ledere i diritti di un soggetto privato proprietario delle proprie infrastrutture», ha replicato sottolineando che «il discorso è chiuso». Anche perché nel prossimo triennio Telecom investirà 6,7 miliardi nelle piattaforme di rete e proprio ieri ha ottenuto un finanziamento di 600 milioni dalla Bei per gli investimenti nel broadband. E poi la rete dell’operatore è satura solo al 50%, quindi «il problema è la scarsità d’uso dei computer».
Il ministro Scajola ha stemperato le tensioni: «Ribadisco che nessuna eventuale iniziativa potrà essere assunta senza il pieno consenso della società». E comunque, ha rilevato, il sottosegretario Romani, bisogna attendere la presentazione del rapporto elaborato dall’esperto Francesco Caio, atteso entro gli inizi di marzo. Intanto l’Antitrust argentino ha respinto il ricorso di Telefónica e di Telco contro il provvedimento che obbliga la notifica del passaggio di controllo realizzato in Italia nel 2007 anche alle autorità argentine.