Telecom: Rossi separa la rete e si tiene Tim

Merloni: «È il rilancio di Telecom». Sparisce la societarizzazione del mobile

da Milano

In Telecom niente cambia perché tutto cambi: il motto gattopardesco (all’incontrario, però) si adatta bene alla riorganizzazione del gruppo presentata ieri al cda dal presidente Guido Rossi. Un cda definito da Vittorio Merloni, consigliere indipendente, «molto importante», che ha sancito «il rilancio, sia nel fisso, sia nel mobile, della singola compagnia». I 20 consiglieri erano rimasti fermi al 15 settembre, quando l’ex presidente Marco Tronchetti Provera, nella bufera per la polemica con il governo, aveva dato le dimissioni. Sul piatto era rimasto il progetto di societarizzazione della Rete (ultimo miglio) e della Tim. Per quest’ultima non si era parlato di cessione, ma il mercato ci puntava. Lo slogan che circolava era quello della media company, cioè una Telecom con meno tlc e molti contenuti, più simile a una tivù che a un telefono.
Ieri è toccato a Rossi, 40 giorni dopo, ripresentare il dossier. Ed è qui che non è cambiato nulla («Telecom conferma la strategia della convergenza fra tlc fisse, mobili, internet e contenuti», dice il comunicato), perché tutto cambi. O, meglio, cambiano tre cose: l’atteggiamento con l’Authority, l’approccio verso Tim, la strategia finanziaria. Primo punto: «L’azienda ha intenzione di avviare un’importante trasformazione delle reti di accesso in «network di nuova generazione». Ecco il nuovo slogan: next generation network, «che sarà realizzato anche attraverso la separazione da Telecom della rete d’accesso, secondo un modello concordato con l’Autorità». Significa investire 9 miliardi in 10 anni per cablare un tratto dell’«ultimo miglio», e ridurre al solo doppino finale la parte Adsl (poi Vdsl). Sulle modalità della «separazione» dipenderà dall’Authority. Di certo, e questo è il cambiamento, Rossi si presenta come l’uomo giusto per trattare con il regolatore su una faccenda, quella della separazione della rete, che fino a qualche tempo fa era vista in casa Telecom come il fumo negli occhi. E già il mercato scommette sull’ingresso di fondi, magari pubblici, che potranno contribuire al finanziamento degli investimenti previsti.
Per quanto riguarda Tim, non si parla più di societarizzazione, preferendo pensare a «divisionalizzare» il mobile, soprattutto per quanto riguarda l’attività commerciale. Anche qui ci penserà Rossi a capire cosa chiede l’Authority in un terreno spinoso: già ieri sera l’ad di Vodafone, Pietro Guindani, ha lanciato un minaccioso allarme-concorrenza. Il terzo cambiamento è la strategia di distribuzione degli utili. Non è stata affrontata, almeno pubblicamente, ieri. Ma è possibile che ciò avvenga nel cda della trimestrale, anticipato di un giorno, dal 7 al 6 novembre prossimo. Ma anche qui c’è aria di nuovo corso.
In verità, poi, ce n’è un quarto di cambiamento dell’era Rossi. E è l’andamento del titolo in Borsa: raramente dopo un cda le azioni salivano. Ieri è successo, del 2,2%, a quota 2,32 euro.