Telecom salva il dividendo Passa la linea dei grandi soci

Dopo aver tagliato il rating sul debito a lungo termine di Fiat, inserendolo nella lista dei titoli «spazzatura», l’agenzia considera l’ammontare delle disponibilità cash del Lingotto a fine 2008, alla luce anche dell’attesa riduzione dei flussi di cassa operativi, come insufficiente a coprire il potenziale fabbisogno dei prossimi 12 mesi. In questo quadro viene però giudicato come «un primo passo» positivo l’aver ottenuto da alcune banche la linea di credito triennale da un miliardo.
L’intervento di Moody’s - insieme all’addensarsi delle nubi sul futuro della fabbrica di Pomigliano, alla nuova «cassa» annunciata a Mirafiori (6mila gli addetti coinvolti nelle prime due settimane di aprile) e alla giornata negativa del settore automobilistico europeo condizionato dal «calvario» di Gm - hanno riaffossato il titolo Fiat, reduce da un mini-rally: meno 6,37% la chiusura di fine settimana e azioni a 3,56 euro. A evitare alle azioni del Lingotto di finire nel vortice non è bastata la promozione ottenuta da Jato Dynamics che, in un proprio dossier, ha classificato la produzione automobilistica torinese al primo posto per le emissioni di anidride carbonica più basse d’Europa: 133,7 grammi per chilometro. Nella graduatoria il gruppo italiano precede Peugeot (138,1 grammi), Citroën (142,4) e Renault (142,7). Tra i marchi considerati, Jato precisa che Bmw ha ottenuto la maggiore riduzione nel corso di un anno su tutta la gamma, ma è comunque l’intera industria del settore ad aver fatto progressi significativi, con una media del taglio totale sul mercato in 12 mesi di 5,3 grammi per chilometro. La prossima settimana, al Salone di Ginevra, il gruppo guidato da Sergio Marchionne presenterà l’esclusivo sistema Multiar che, applicato alle motorizzazioni, ridurrà ulteriormente emissioni e consumi. Inutile dire che da questo sistema, candidato a diventare il nuovo benchmark del settore, il gruppo si aspetta un importante contributo alla ripresa del mercato.
Per Pomigliano, intanto, la futura missione potrà essere definita solo una volta che il mercato dell’auto darà segnali di vera ripresa, permettendo così a Torino di avere le idee più chiare su come indirizzare la produzione. Impossibile, per ora, determinare tempi e modi. L’unico rimedio per far fronte alla crisi continua a chiamarsi cassa integrazione. Anche gli sviluppi delle alleanze che Fiat ha avviato possono avere il loro peso sul futuro della fabbrica campana, che continua a rappresentare un problema per il Lingotto nonostante il recente ammodernamento, e i cui operai hanno organizzato anche ieri una manifestazione di protesta.
Da settembre le linee di montaggio dell’impianto (vi si producono le Alfa Romeo 159, 147 e una parte della Fiat Bravo) hanno funzionato solo cinque settimane, poi lo stop.