Telecom senza fondo Le banche fanno i conti con il debito di Telco

da Milano

La discesa in Borsa di Telecom Italia sembra non avere fine. Anche ieri, dopo 5 sedute pesantemente negative il titolo ha perso un altro 3,5% scendendo così a 1,31 euro. Un livello «di guardia» per gli azionisti di Telco (Telefonica, Generali, Mediobanca, Intesa e Benetton, che insieme controllano la holding che a sua volta detiene il 24% di Telecom). Tanto che ieri mattina Telco ha riunito un cda.
Succede che la discesa sotto quota 1,3 del titolo, su una media di 25 giorni, metterebbe a rischio di integrazione il pegno delle azioni Telecom detenute da Telco, a fronte dei prestiti erogati dalle banche alla ex Olimpia (la holding che deteneva il 18% di Telecom, poi passato a Telco) per finanziare il debito, di circa 2,8 miliardi. Le precedenti soglie erano 1,92 euro per il prestito Interbanca-Antonveneta (260 milioni con scadenza a fine ottobre 2012); 1,77 euro per quello Mps (600 milioni con scadenza a fine giugno 2012) e 1,7 per quello con un pool di banche guidate da Capitalia (2,4 miliardi con scadenza 12 gennaio 2012). Il cda di Telco si è riunito però solo per un momento di valutazione, rimandando a una successiva riunione la decisione, che potrebbe prevedere il rimborso o un aumento delle garanzie. La decisione, commentano fonti finanziarie, andrà comunque presa a breve considerando la discesa del titolo in Borsa. Gli azionisti bancari e Telefonica, fino a questo momento, non hanno dato alcun segno di nervosismo in proposito. Avendo, questo è certo, le spalle larghe. Ma certo, per le stesse banche, l’eventuale «consumazione» di capitale potrebbe generare imprevisti patrimoniali tutti da valutare.
Un calo ininterrotto da giovedì scorso, giorno del cda su conti e piano, tra scambi consistenti che anche oggi superano il 2% del capitale. Valori e quantità che, nelle sale operative, danno spazio a rumors su possibili rastrellamenti anche se per ora Consob non ha ravvisato andamenti anomali. Dietro agli acquisti secondo indiscrezioni ci sarebbero istituti stranieri come Santander e La Caixa, due banche vicine a Telefonica. «Ma - ha detto Vincent Bollorè capofila dei soci esteri di Mediobanca - una questione morale impone a Mediobanca e Generali di difendere l’italianità di Telecom da eventuali appetiti stranieri». A partire dunque da quello di Telefonica, primo socio del gruppo guidato da Franco Bernabè che dispone del 42% delle azioni Telco.