Telecom, la sfida di Bernabè alla prova dell’assemblea

Oggi l’elezione del cda con tre posti per le liste di minoranza Fossati potrebbe prenderne due, i fondi uno, o niente

da Milano

Oggi a Rozzano, a pochi chilometri da Milano, l’ad di Telecom Franco Bernabè farà il suo esordio all’assemblea dei soci. La prima della nuova era, senza Marco Tronchetti Provera nel ruolo di socio di maggioranza. E non sarà un’assemblea facile. Oltre alla nomina del nuovo cda, che starà in carica per un triennio sotto la guida dello stesso Bernabè e del presidente Gabriele Galateri, l’assise dovrà prendere le misure del rapporto dei nuovi grandi soci con il resto dell’azionariato. La holding Telco, composta da Telefonica e dagli italiani Mediobanca, Intesa, Generali e Benetton, con il 24,5% del capitale controllerà l’assemblea (vanno sommati inoltre uno 0,5% di Intesa e uno 0,2% di Benetton fuori da Telco). Nella quale sono previste presenze per un totale del 41%: vale a dire un 16% di capitale rappresentato da soci di minoranza.
Sul terreno, due questioni legate a doppio filo: l’andamento del titolo in Borsa e le strategie industriali. Gli azionisti Telecom sono alle prese con uno dei peggiori trend di Piazza Affari: negli ultimi sei mesi, dall’insediamento di Bernabè e Galateri, le azioni hanno ceduto il 30% e ora oscillano intorno a quota 1,5 euro. E a nulla è valso il piano presentato il 7 marzo, giudicato da molti come interlocutorio, in attesa di conoscere entro fine anno i reali progetti del gruppo sul fronte della «convergenza» tra piattaforme tecnologiche e contenuti, e sul ruolo futuro rete.
In questo quadro, con gli spagnoli di Telefonica come nuovo socio industriale forte, ancorché relativamente silente, a tenere banco sarà la conta dei voti sulle liste presentate per il cda. Detto che su 15 consiglieri, 12 andranno alla lista Telco, c’è incertezza sui rimanenti tre, contesi dalla lista dei Fossati e da quella dei fondi. Il meccanismo del voto di lista prevede che si voti contemporaneamente e che dunque nessuno dei soci possa votare due volte. Per l’assegnazione dei voti ai singoli candidati, è previsto che le percentuali ottenute dalle liste di minoranza vengano divise prima per uno, poi per due, poi per tre (tanti quanti sono i posti disponibili in consiglio). I quozienti ottenuti vengono attribuiti ai singoli consiglieri delle due liste. Chi ottiene i tre quozienti maggiori va in cda. Un sistema che, di fatto, permette alla lista più debole di aggiudicarsi almeno un posto a condizione di ottenere almeno un terzo dei voti della lista più forte.
In queste condizioni la lista dei Fossati si presenta con il 4,45% e potrebbe contare sui voti di Pirelli (1,36%), arrivando 5,81%. Mentre i fondi, che rappresenterebbero lo 0,6%, potrebbero incrociare il pacchetto di Bankitalia dell’1,5% e arrivare al 2,1%: messe così le cose ai Fossati andrebbero due posti e Luigi Zingales, capolista di Assogestioni, verrebbe confermato in cda. Arbitri della tenzone i fondi esteri, accreditati di un 5-6%. Ma anche di un atteggiamento di astensione-protesta. A meno che, all’ultimo momento non cambi qualcosa.