Telecom si prepara: crescita in Argentina e guerra a Facebook

Dopo il Brasile, dove la controllata di Telecom, Tim Brasil, è il secondo operatore mobile, la società italiana punta ad aumentare la sua partecipazione in Argentina. Lo spiega Marco Patuano, ad della società. «Siamo interessati a un aumento della partecipazione in Sofora (la holding di controllo di Telecom Argentina, ndr) ma a condizioni razionali. Sul dossier stiamo discutendo e valutando». Per Telecom, che stenta a crescere nel suo maggior mercato, cioè l’Italia, l’America Latina è diventata assolutamente strategica.
«In Brasile - spiega Patuano, commentando l’operazione di aumento di capitale lanciata da Tim Paritecipacoes - continuiamo con il nostro rafforzamento infrastrutturale. Per questo abbiamo lanciato un’operazione di rafforzamento del capitale senza volerci diluire perché crediamo nel Paese». Patuano assicura che l’aumento di capitale della controllata brasiliana non peserà sul target di riduzione dell’indebitamento del gruppo. Qualche dubbio c’è, invece, per la gara frequenze, anche se non è ancora definitivamente terminata, ma dove Telecom alla fine dovrà sborsare un po’ più di un miliardo di euro. «Il nostro target sul debito è confermato, ma ovviamente dovremo tenere in considerazione la gara per le frequenze», ha precisato il manager.
Se il Sud America è per Telecom il polmone della crescita, in Italia la società punta sui servizi. Però deve poterli offrire alla pari con altre società che operano in rete. Le maggiori (Google, Facebook e Apple) possono contare su un portafoglio di dati personali degli utenti davvero impressionante. Un vero paradiso per gli utenti pubblicitari. Se negli Usa quasi tutto è permesso, in Europa, Italia compresa, le norme sulla privacy sono molto più stringenti. Per questo il presidente di Telecom, Franco Bernabé, da tempo chiede che anche Facebook, Google e Apple, quando operano in Europa, siano tenute a rispettare le regole del Vecchio continente. La questione sembra di poco conto, ma è invece importante. Perché il successo delle società sopra citate si fonda anche sul loro ricchissimo portafoglio dati.
Anche i gestori telefonici li potrebbero avere, ma c’è un problema. In Europa il Garante della privacy impone di cancellare tutte le informazioni in grado di rivelare gusti, opinioni, tendenze degli utenti. E dunque una marea di dati, come quelli personali relativi alla navigazione in rete degli utenti, non possono essere archiviati e tanto meno utilizzati. Telecom sta dunque cercando di mobilitare l’attenzione dei regolatori europei per portare a norme uguali per tutti. Anche perché, mentre le società Internet diventano sempre più ricche sfruttando le opportunità date dall’e-commerce e dal marketing online, le telco, che offrono il collegamento e quindi sono le «autostrade» dove corrono i dati di Google, Apple e Facebook, devono fare i conti con fatturati in calo. E dunque, oltre a dover fronteggiare la grande diffusione dei servizi Voip, le chiamate gratis via web, non possono neppure usare i dati dei loro clienti come fanno altri. Ovvio, dunque, che Bernabè chieda regole uguali per tutti sul fronte del trattamento dei dati personali.