Telecom, spunta un dossier «Conti esteri per D’Alema»

«La Stampa» cita un’agenzia di investigazioni: la brasiliana Inepar finanziava l’allora premier Il leader Ds: «È solo spazzatura»

Milano - Due righe che ora sono sul tavolo dei magistrati di Milano. Due righe che il quotidiano La Stampa ha pubblicato ieri aprendo un nuovo capitolo nel violentissimo scontro politico giudiziario in atto nel Paese. Eccole: «Source intelligence in Italy indicates that Inepar was the company that moved funds for the Prime Minister D’Alema, which involved Tl activities». La traduzione più o meno suona così: «Fonti d’intelligence in Italia indicano che la Inepar era la società che ha movimentato i fondi per l’allora Primo ministro D’Alema, che ha coinvolto le attività di Telecom».

Due righe che scatenano l’uragano e che si trovano all’interno di un voluminoso rapporto «confidenziale» redatto dagli uomini della Kroll, l’agenzia di investigazioni private più importante del mondo: il Project Tokyo. La Inepar, per la cronaca, è una società brasiliana finanziaria e di costruzioni. Per i segugi della Kroll sarebbe stata anche un crocevia di fondi destinati a D’Alema quando il leader dei Ds era a Palazzo Chigi. Per il momento non ci sono pezze d’appoggio, documenti, carte per verificare o smentire queste pesantissime affermazioni. C’è solo la grande curiosità dei Pm di Milano e c’è la reazione sdegnata dei Ds e del diretto interessato che liquida così questa storia: «Si tratta di spazzatura che era in circolazione da molto tempo ad opera di provocatori che sono noti e le cui gesta sono all’attenzione della magistratura». Altrettanto duro il Comitato esecutivo dei Ds: «Non sono esistiti né esistono conti bancari esteri ascrivibili, direttamente o indirettamente, ai Democratici di sinistra o ai loro dirigenti nazonali. Si tratta di una calunnia contro la quale agiremo in ogni sede».

Certo, l’appunto della Kroll arriva a Milano dopo alcuni tortuosi passaggi. Per capire, occorre fare un passo indietro e tornare alla guerra fra Marco Tronchetti Provera e Daniel Dantas per il controllo di Telecom Brasil. La Kroll compila un gigantesco dossier, ma i tecnici di Telecom, la security di Giuliano Tavaroli, li intercettano e rubano agli avversari tutta la documentazione raccolta, compreso lo spionagguo su Tronchetti e famiglia. Poi sono Tavaroli e il suo Tiger Team a cadere nella rete della magistratura milanese e dei pm Fabio Napoleone e Stefano Civardi che indagano sull’incredibile rete di spioni, distribuiti nei vari apparati dello Stato, che lavoravano per conto di Tavaroli, rimasto in carcere fino alla scorsa settimana e ora agli arresti domiciliari.

Scenario complesso che s’intreccia, ad aumentare lo spessore di questa storia, con l’inchiesta sul rapimento dell’ex imam Abu Omar. In un verbale del 14 dicembre scorso davanti al gip Giuseppe Gennari Marco Mancini, alto dirigente del Sismi poi arrestato per il caso Abu Omar, scrive di aver ricevuto «dopo il 2003» dossier su conti esteri di alcuni politici della Quercia e dell’Udc che gli sono stati passati da Emanuele Cipriani, l’investigatore fiorentino e “fornitore” di Tavaroli pure ammanettato nell’inchiesta Telecom. È la stessa spazzatura di cui parlano i Ds? Ed è davvero strano, per non dire incredibile, che l’allora capo del Sismi Niccolò Pollari consigliasse a Mancini, che gli chiedeva il da farsi, di verificare l’autenticità di quel materiale così spinoso con i diretti interessati: Ds e Udc.

Nel rapporto Kroll si ricostruiscono anche le varie scalate Telecom e si collega quella «dell’era Colaninno» alla condiscendenza di D’Alema. Ma il dettaglio è noto a tutti da sempre. Qualcuno, invece, negli ambienti giudiziari milanesi, vorrebbe accendere i riflettori sulla Inepar e fa notare che la società ha buone entrature nel Partito dei lavoratori del Presidente brasiliano Luis Iñacio da Lula. «Mai avuto rapporti con D’Alema», fa sapere la Inepar. La Kroll invece sembra voler fare un passo in avanti: «Se contattati, risponderemo alle autorità italiane». La Stampa infine risponde a D’Alema: «Il dossier è al centro di un’inchiesta della magistratura milanese che evidentemente non ha ancora deciso di considerarlo spazzatura».