Telecom, squillo del governo: ora il ministro vuole indagare

Indagine amministrativa su tutti i gestori delle telecomunicazioni

Fabrizio Ravoni

da Roma

Indagine del governo su Telecom. L’avvia Paolo Gentiloni per scoprire i motivi delle falle sulla rete, falle che sono alla base delle intercettazioni illegali.
L’indagine - spiega una nota del ministero delle Comunicazioni - è volta ad accertare «l’eventuale inosservanza delle condizioni concernenti la sicurezza delle reti e la protezione dei dati personali». E, più in generale, per accertare «il rispetto di Telecom e degli altri gestori di servizi di telecomunicazioni delle condizioni apposte all’autorizzazione generale per le prestazioni di servizio di telefonia».
Da una parte, quindi, il ministero vuole capire come siano potuti nascere i casi delle intercettazioni illegali; dall’altra accende un riflettore sul rispetto delle autorizzazioni da parte dei gestori della telefonia.
A muovere Gentiloni sarebbero stati i diversi pareri sull’argomento mossi sia dal Garante della Privacy sia dall’Autorità sulle Comunicazioni. E non è un caso che l’indagine si concentri, proprio in questo momento, sulla «sicurezza della rete». Così come non è un caso, il riferimento fatto dalla nota del ministero al Codice delle comunicazioni elettroniche.
Il comunicato, infatti, dice esplicitamente che «qualora l’esito dell’indagine accertasse l’inosservanza, il ministero aprirebbe una procedura d’infrazione, in base all’art. 32 del Codice delle comunicazioni elettroniche».
Quest’articolo prevede che il ministero può «sospendere o revocare i diritti d’uso» ad un gestore telefonico, se un’indagine accerta che «vi siano state violazioni gravi o reiterate più di due volte nell’ultimo quinquennio» all’autorizzazione generale. Cioè, il governo - nella persona di Gentiloni - o il Garante per la Privacy possono revocare o sospendere l’autorizzazione a Telecom se accertano (al termine dell’indagine) che la stessa Telecom non ha rispettato la necessaria sicurezza delle reti e la protezione dei dati personali.
Un’azione forte quella di Gentiloni che incrocia le indagini della magistratura sulle intercettazioni. E che sembra condivisa da tutto il governo. Non a caso, Padoa-Schioppa ha inserito nel decreto legge che affianca la legge finanziaria un inasprimento delle sanzioni per la mancata osservanza degli obblighi connessi alle licenze di esercizio delle attività telefoniche. Norma la cui presenza in un decreto legge di finanza pubblica è alquanto dubbia. Ma che dà le dimensioni della volontà del governo ad affrontare il caso Telecom con ogni mezzo. Anche legislativo ed ordinamentale.
Una soluzione ai problemi posti dal ministero delle Comunicazioni, e prima ancora dall’Autorità delle Comunicazioni, potrebbe essere la societarizzazione della rete sul modello della British Telecom. Soluzione che lo stesso Guido Rossi - in una recente audizione - ha detto che l’azienda è pronta a fare. Si tratterebbe di scorporare la rete ed affidarla ad una società controllata dalla stessa Telecom, gestita da un consiglio d’amministrazione indipendente. In questo modo, verrebbe rafforzata la trasparenza amministrativa su chi utilizza (compresi gli altri gestori) sulla rete.
In più, proprio la societarizzazione potrebbe innescare meccanismi più stringenti di tutela dei dati personali. Tutela che, visto lo scandalo delle intercettazioni illegali, non è stata proprio un esempio di rispetto delle leggi.