Telecom: Telefonica conferma, vola Pirelli

da Milano

Telefonica conferma («ci è stata offerta una quota di minoranza in Olimpia»), e l’ipotesi di un partner iberico per il gruppo italiano entusiasma la Borsa. A piacere è soprattutto il prezzo di cui parlano le indiscrezioni. Secondo il quotidiano di Madrid L’Expansion il colosso telefonico spagnolo potrebbe acquisire una quota di Olimpia pari a circa il 30%, equivalente a una partecipazione indiretta in Telecom di circa il 5,6%. Il prezzo sarebbe, secondo L’Expansion, equivalente a 3 euro per azione di Telecom Italia. È esattamente il valore a cui Pirelli ha in carico i titoli. Ma fino a ieri gli analisti, nel calcolare il valore della società della Bicocca, attribuivano alle azioni Telecom in portafoglio un valore inferiore, e cioè quello di mercato (ieri, dopo un sostanzioso rialzo, il titolo telefonico ha chiuso a 2,34). Si spiega così l’ondata di acquisti piovuti sul gruppo: la capofila quotata Camfin ha guadagnato il 5,11%, Pirelli addirittura il 6,98% con scambi pari al 3,85% del capitale.
Anche Telecom è salita, del 2,45%; in questo caso a contribuire è stata la speranza nelle sinergie che un accordo tra i due gruppi porterebbe con sé. Dal punto di vista industriale, infatti, le due società sembrano perfettamente integrarsi: a livello internazionale dove c’è l’una non c’è l’altra. Le uniche, parziali, aree di sovrapposizione sono in Germania (dove i due gruppi avrebbero tutto lo spazio per crescere insieme) e in Brasile dove Telefonica è in partnership con Portugal Telecom).
Tutto in discesa, dunque? In realtà di accordi, le due parti sono state chiare, ancora non ce ne sono. Di più: un’intesa non sarebbe nemmeno imminente. E lo scoglio più duro potrebbe essere proprio quello del prezzo. Senza trascurare le obiezioni riecheggiate in alcune analisi comparse ieri e dedicate al gruppo spagnolo. Gli analisti di un paio di banche iberiche hanno ieri messo in discussione l’opportunità per Telefonica (che ieri in Borsa ha perso lo 0,10%) di investire una somma di rilievo, si parla di 1,7/1,8 miliardi, in una quota di minoranza, che potrebbe essere tra l’altro diluitiva della sua redditività. Riserve a cui altri osservatori ribattono sottolineando l’opportunità di entrare in un mercato ricco, sventando il rischio che un altro operatore internazionale si insedi in Italia. Quanto all’altro tipo di ostacoli, quelli di ordine politico, ieri si sono materializzati attraverso le dichiarazioni del ministro Pierluigi Bersani.
Il titolare delle Attività produttive è stato cauto, ma ha comunque rilevato un interesse pubblico per un’operazione come quella ipotizzata: «Tocca agli azionisti rifletterci, ma non c’è dubbio che su un asset industriale di questo tipo è giusto che ci sia anche una attenzione più vasta». Bersani ha poi parlato anche di un eventuale scorporo della rete. «Basta con dietrologie inutili», ha detto. «Lo scorporo va fatto se c’è una ragione industriale».
Certo, ha aggiunto, «è bene che le reti abbiano un forte radicamento nazionale in attesa che ci sia una forte convergenza europea. Ma un azionariato stabile, ancorché privato, può garantire questo radicamento con le stesse garanzie».