Telecom, teste accusa: i rapporti su Rcs erano per Tronchetti

L’ex presidente si difende: mai ordinato attività illegali

da Milano

Logiche di potere, blocchi contrapposti, interessi finanziari. E un’ombra che - nell’inchiesta sul dossieraggio illegale e sull’attacco informatico ai computer di Vittorio Colao, ad di Rcs, e del vicedirettore del Corriere della Sera Massimo Mucchetti del novembre 2004 - investe l’ex presidente di Telecom Marco Tronchetti Provera. Tanto da meritare un intero capitolo nell’ordinanza firmata dal gip Giuseppe Gennari: «Il ruolo di Tavaroli e dei vertici aziendali». «Si peccherebbe di grave ingenuità - scrive il giudice - se si pensasse che che tutto sia nato da un’iniziativa estemporanea di Ghioni (responsabile dell’«Information security» di Telecom, in carcere con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al dossieraggio, accesso abusivo a sistema informatico e appropriazione indebita, ndr)», perché «emerge una tipologia di investigazioni che rispondevano ad esigenze dei vertici e della proprietà aziendale».
«Si è visto - continua Gennari - che l’attività giornalistica di Mucchetti, così come la sua nomina a vicedirettore del Corriere, aveva destato specifico fastidio all’interno di Telecom e precisamente nella persona del suo presidente Tronchetti Provera». Inoltre, «lo stesso amministratore delegato di Rcs Colao era espressione, all’interno degli assetti proprietari di Rcs, della cordata opposta a quella riferibile a Tronchetti Provera». «Questo - sottolinea il giudice - per concludere che non era Ghioni ad avere specifico interesse a controllare le mosse di Mucchetti o di Colao. Tanto è vero che della questione Rcs si interessa direttamente Tronchetti Provera». Una circostanza smentita da Tavaroli, secondo cui l’ex presidente di Telecom non era a conoscenza delle attività della Security, ma ribadita dalla testimonianza di Maurizio Mapelli, consulente della Value Partners.
Ai Pm, Mapelli riferisce che «verso gennaio-febbraio 2005 ricevetti una telefonata di Tavaroli, e questi mi riferiva che mi avrebbe citato nel contenuto di un rapporto sull’argomento Rcs destinato a Tronchetti». Marco Bernardini, l'indagato che maggiormente ha contribuito agli arresti, interrogato il 29 novembre ha riferito ai magistrati anche di una «operazione fantasma» condotta nei confronti dell'Authority. Come risulta dall’ordinanza del Gip, Telecom gli avrebbe chiesto anche di «riuscire a procurare un contratto stipulato tra Tremonti e Bossi presso un notaio». Il giudice ricorda: «Va tenuto presente che Bernardini ha spiegato come il ricorso agli archivi dei Servizi rappresentasse una pratica costante, tanto da procedervi quasi in automatico». In serata, Tronchetti Provera ha ribadito «con forza che non ha mai, durante la presidenza di Telecom Italia o di Pirelli e neppure prima, dato incarico alcuno per lo svolgimento di attività illegali», ricordando come «l’emersione delle attività illegali è anche dovuta al contributo alle indagini della magistratura dato dalle società Telecom Italia e Pirelli per sua diretta disposizione».