Telecom, le tre sfide di Bernabè per il rilancio

Nuovo annuncio sulla banda larga a metà della settimana entrante per Telecom Italia. Non c’è dubbio che da quando sono cessate le voci di un cambio ai vertici della società telefonica, l’amministratore delegato Franco Bernabè ha accelerato la svolta industriale del gruppo. La settimana scorsa ha chiuso l’annosa partita su Telecom Argentina con la conquista della quota di maggioranza e il beneplacido dell’Authority locale, mentre quindici giorni fa ha presentato la strategia sull’ebook con Mondadori: il servizio ha un sistema di divisione dei ricavi simile all’iTunes, il negozio online di Apple. Telecom ha poi chiesto all’Authority per le tlc il via libera per avviare entro Natale la commercializzazione di una offerta Internet ultraveloce (a 100 mega) in sei città.
La partita per la società telefonica si gioca dunque su tre fronti: la necessità di far crescere o quantomeno mantenere stabili i ricavi in Italia, senza intaccare i margini, la banda larga e la necessità di spingere al massimo nei mercati esteri «salvati» dalle passate gestioni. Per cercare di arginare l’elevato debito, derivato sia dall’Opa con cui l’Olivetti di Roberto Colaninno aveva scalato il gruppo sia da quella successiva con cui Telecom ha assorbito Tim, sono state cedute quasi tutte le partecipazioni estere (come Turchia e alcuni Paesi sudamericani) salvando soltanto il Brasile e l’Argentina.
Ora Bernabè sta lavorando a una riorganizzazione complessiva delle attività in Sudamerica, con l’obiettivo di accorciare la catena di controllo. Telecom vorrebbe riuscire ad avere in portafoglio una quota effettiva di Telecom Argentina pari ad almeno il 30% (mentre ora è circa al 16%). Questo le permetterebbe di ottenere un rating migliore (oggi è «BBB») per le emissioni dei prestiti obbligazionari.
Sul fronte dei conti, che saranno presentati il 4 novembre, gli analisti attendono ricavi domestici ancora in calo nel terzo trimestre, mentre continueranno a crescere il fatturato in Brasile e i margini. La contrazione dei ricavi trimestrali in Italia è stimato attorno al 6%, mentre il rallentamento del fatturato domestico nell’intero 2010 sarà tra il 4% e il 5% con un ebitda pari a 9,8-9,9 miliardi. Per Tim Brasil è invece attesa una crescita dei ricavi del 6% circa. Venerdì Citigroup ha comunque alzato il target price delle azioni di risparmio Telecom da 0,82 a 0,88 euro, e ha confermato quello sulle ordinarie a 1,10 euro con giudizio «hold» («mantenere»). Non si parla poi più della possibilità di cedere la rete, una prospettiva peraltro da subito vista negativamente da Bernabè. L’ad ha inoltre promesso nuovi investimenti sul fronte della banda larga e il raggiungimento del 50% della popolazione entro il 2018, ossia due anni prima rispetto alle richieste della Ue. Un altro progetto importante è per la banda larga mobile, dove la richiesta di traffico è in costante aumento. Telecom vuole posare fibra ottica sulla rete Tim, sostituendo la parte in rame e rinnovando l’elettronica di tutte le stazioni radio che a fine 2011 arriveranno a 42 megabit. Il progetto si chiama Dream e prevede investimenti in coabitazione con alcuni produttori di apparati come Ericsson, Nokia e gli ormai immancabili cinesi di Huawei.