Telecom, la Ue: no allo scorporo per decreto

Il commissario europeo all'Informazione, Reding, ha ribadito a Gentiloni che la separazione della rete dalla compagnia telefonica può avvenire per decisione dell'Authority e non per decreto. Rutelli: "No all'interventismo". Bondi: "Il governo parli a una sola voce". Capezzone: "Euro-figuraccia"

Bruxelles - Ieri il ministro delle Telecomunicazioni Paolo Gentiloni aveva preannunciato che il governo sarebbe intervenuto con un provvedimento di legge per rafforzare i poteri dell'Autorità delle Comunicazioni e per poter procedere alla separazione della rete Telecom. Oggi arriva l'altolà dell'Unione europea. Il ministro è stato chiamato al telefono dal commissario europeo alla Società dell'informazione, Viviane Reding, che ha detto "no" al decreto legge. Lo ha reso noto, oggi a Bruxelles, il portavoce della Reding, Martin Selmayr, rispondendo alle domande dei cronisti italiani. Sui contenuti del colloquio, Selmayr ha riferito che "c'è un'intesa di massima sul fatto che è possibile rafforzare i poteri del regolatore nazionale (Agcom, ndr) in modo che possa imporre la separazione funzionale come rimedio in risposta a seri problemi di concorrenza identificati dallo stesso regolatore indipendente dopo un'analisi di mercato e in base alle regole Ue relative alle telecomunicazioni"; questo deve avvenire, ha sottolineato il portavoce, "in stretta cooperazione con la Commissione europea e con gli altri regolatori nazionali dell'Ue", ma senza un intervento diretto del governo.

Secondo Selmayr, il colloquio ha avuto luogo in un'atmosfera "positiva e costruttiva" e il ministro Gentiloni è d'accordo per procedere in stretto contatto con la Commissione ed è cosciente del fatto che le misure che prenderà il Governo italiano dovranno essere coerenti con le regole Ue delle telecomunicazioni, della concorrenza e del mercato unico. Il portavoce ha puntualizzato che la "separazione funzionale" non deve comunque essere decisa o applicata come "misura protezionistica" per impedire l'ingresso di operatori stranieri sul mercato nazionale. Al contrario, ha sottolineato, dovrà servire a garantire l'accesso non discriminatorio di tutti gli operatori ("anche non europei") alla rete.

Rutelli: "No all'interventismo di Stato" "Non mi pare sia questo l'intendimento del presidente del Consiglio". Così il vicepremier Francesco Rutelli risponde ad una domanda in merito alle voci circolate sulla presentazione domani in Consiglio dei ministri di un decreto legge su Telecom. Rutelli ha quindi aggiunto che "il tema non è all'ordine del giorno" anche se "ognuno è libero di presentarlo se lo ritiene e se ne discuterà". Il vicepremier ha poi ribadito che "dobbiamo intervenire con una misura legislativa per rafforzare i poteri di vigilanza e controllo, soprattutto in capo all'Autorità. Ma un conto è questo, un conto è parlare di decreto legge o di interventismo di Stato".

Bondi: "Il governo parli a una voce sola" "Quando si svolge una competizione finanziaria internazionale della rilevanza di quella di Telecom, il governo non dovrebbe interferire in una economia di mercato. Se ritiene, comunque, che sia in gioco un interesse nazionale, che avrebbe dovuto però chiarire prima, avrebbe il dovere di farlo con una univoca presa di posizione del presidente del Consiglio". Lo afferma il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi. "Accade, invece, che, dopo una dichiarazione di neutralità del portavoce del governo, si siano succedute dichiarazioni di diversi ministri -dice ancora l'esponente azzurro- che in vari modi mirano a svuotare o eliminare i diritti di proprietà sulla rete telefonica di Telecom degli attuali azionisti. Tali dichiarazioni hanno turbato e turbano pesantemente la borsa, falsato la competizione, e messo in discussione i diritti di proprietà".

Capezzone: "Euro-figuraccia per ministri incauti" "È davvero spiacevole il fatto che il nostro Paese si sia auto-procurato l'eurobacchettata di oggi su Telecom. A causa della deriva interventista e dirigista di un pezzo rilevante del governo e della politica italiana, siamo messi sotto osservazione". Lo afferma in una nota Daniele Capezzone, presidente della Attività produttive alla Camera, che critica anche la circostanza che "dopo il pasticcio e l'autogol del caso Autostrade/Abertis, anche stavolta alcuni ministri si siano incautamente messi a straparlare di decreti e scorpori (cioè di un inaccettabile esproprio), è alla base di quest'altra figuraccia".