Telecom va alla prova dell’assemblea fiume

Oggi l'assise per il bilancio e per rinnovare il vertice. Show di Grillo. Oltre mille i piccoli azionisti attesi: registrato il 37% del capitale. E il cda per Pistorio potrebbe slittare a domani

Milano - Tutto resta legato all’esito delle manovre di Marco Tronchetti Provera per smarcare Pirelli da Olimpia cedendo il passo ad At&t e America Movil, ma questa mattina per Telecom Italia si preannuncia un’assemblea infuocata. Oltre un migliaio, infatti, i piccoli azionisti attesi a Rozzano per un’assise dove, dopo le dimissioni del presidente Guido Rossi, sarà il vice Carlo Buora a tenere le redini. Una kermesse alla quale hanno già annunciato battaglia Sergio Cusani, Dario Fo, Franca Rame e i consumatori dell’Adusbef. Oltre a Beppe Grillo che a fine 2006 aveva tentato una raccolta di deleghe poi stoppata dalla Consob perché formulata in modo incompatibile con il Testo Unico della Finanza. Continua a essere intenso comunque anche il fuoco di sbarramento della politica: dopo i rilievi del ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, il vicepremier Massimo D’Alema ha auspicato che «un’iniziativa italiana» contenda il controllo del gruppo telefonico agli stranieri. Abbastanza, senza contare le previste manifestazioni sindacali, per presupporre che l’assise si protrarrà fino a tarda notte. Tanto che appare probabile che la stessa riunione del neonato cda per l’insediamento alla presidenza di Pasquale Pistorio slitti a domani.
Considerati i numeri in gioco (il capitale presente dovrebbe avvicinarsi al 37%), grazie alla ricomposizione dello strappo con Mediobanca e Generali (5,6%), Olimpia (primo socio di Telecom con il 18%) non dovrebbe tuttavia avere difficoltà né ad approvare il bilancio né a imporre la propria lista per il consiglio che vedrà i componenti ridursi da 21 a 19.
Molto probabilmente si tratterà di un board dalla vita breve, che farà da ponte verso i nuovi soci di riferimento post Tronchetti Provera. La stessa assemblea potrebbe però trasformarsi in un’occasione di pre-tattica per i soggetti interessati al riassetto: Intesa avrebbe infatti depositato le proprie azioni così come Bankitalia (1,7%); cui si sarebbe aggiunta Fondiaria-Sai con un pacchetto di rilievo.
All’appello mancherà Romain Zaleski (la quota del finanziere è poco inferiore al 2%) mentre la forza dei fondi esteri dovrebbe essere prossima al 4% (2% gli italiani): movimenti su cui mantiene gli occhi puntati Consob che sarà chiamata a valutare anche la sanzione per Brandes Investment, uscito allo scoperto solo da pochi giorni con una quota superiore al 5 per cento. Posizioni accumulate in attesa di capire il futuro assetto di controllo del gruppo telefonico. Su questo fronte, malgrado la due diligence per rilevare il 66% di Olimpia prosegua, le perplessità di At&t e America Movil non mancano. Così come lontano dalla conclusione appare il negoziato con cui Intesa Sanpaolo si propone di riunire una cordata «tricolore» da affiancare agli americani. In azione anche Mediobanca e c’è chi non esclude un ritorno in gioco di Telefonica con un’offerta a fermo.