Un telecomando cura i malati di shopping

Davvero si può fare cambiare idea al cervello e non fargli sperperare soldi? E davvero qualcuno vuole farlo? La risposta pare che sia sì, a entrambe le domande. Sì, basta convincere la corteccia prefrontale (non è una battuta). E sì, è l’obiettivo di neuroscienziati, neuroeconomisti, economisti comportamentali e psicologi, insomma una serie di esperti delle università più prestigiose d’America, che studiano da anni come bloccare lo shopping selvaggio. E che oggi annunciano risultati sorprendenti, se non del tutto pratici, tanto da guadagnarsi la copertina di Newsweek: un bel cervello fatto di dollari, perché quello che interessa è lui, il moneybrain, neuroni spendaccioni o risparmiosi.
La scienza di trasformare le cicale in formiche non è leggera, come non è leggera la «sindrome» di cui si occupa: lo shopping compulsivo è una dipendenza, colpisce soprattutto le donne fra i 23 e i 31 anni ed è un disturbo comportamentale come le schiavitù da internet, gioco d’azzardo e sesso. Ora la scoperta principale è che il cervello di una persona scialacquona e di una oculata sono effettivamente diversi, soprattutto nelle aree che riguardano la previsione delle conseguenze, la memoria e i processi che attivano il senso di remunerazione e di motivazione.
Una di queste è, appunto, la corteccia prefrontale: è lei che ci spinge a preferire l’uovo oggi o la gallina domani, vale a dire posticipare la gratificazione immediata (la borsa nuova o l’iPhone) in nome di una prospettiva di più lungo periodo (la casa da acquistare, i risparmi per la pensione). In un esperimento affascinante, grazie a degli impulsi magnetici, una zona della corteccia prefrontale è stata attivata e disattivata e il risultato dello zapping cerebrale è che l’impulso a comprare si affievoliva o aumentava. Basterebbe un telecomando di questo genere per aiutare certe persone a mettere da parte almeno i soldi per pagare la rata del mutuo. Basterebbe, ma chi vuole togliersi il piacere di comprare? Gli scienziati però la prendono seriamente, il problema non è soltanto l’acquisto ma la capacità di guardare in prospettiva, oltre la soddisfazione immediata: il punto è resettare il cervello perché scovi il piacere anche in una ricompensa futura, e non soltanto qui e ora. Lo zapping cerebrale è uno di questi modi, anche se non il più semplice da applicare: per ora il «telecomando» anti shopping è stato sperimentato in laboratorio, al supermercato non si è azzardato nessuno, anche se probabilmente il risultato sarebbe divertente. Un altro metodo è l’allenamento della memoria: chi fa esercizi in questo senso migliora anche la capacità di ampliare gli orizzonti temporali, insomma dà più valore al futuro (sarebbe il principio dell’Angelus Novus di Benjamin, ma si sa che gli scienziati devono scoprire tutto da sé). E così ha uno stimolo a risparmiare, come chi riceve una scarica di ossitocina, l’ormone dell’amore. Come le neomamme o i neoinnamorati diventa più paziente e si rasserena: perciò riesce ad aspettare e, allo stesso tempo, non decide in base all’ansia, ma a ciò che è meglio per il futuro.
Certo bisogna decidere di voler diventare più saggi, di abbandonare il piolo dell’istante a cui stanno attaccate le bestie di Nietzsche, ma la scienza prova a dare una mano, e pure una mano immaginifica. Pensate a quante scarpe e televisori sono stati comprati, mentre gli scienziati erano impegnati a studiare e sperimentare per tenerci chiuso il portafoglio: forse meritano un piccolo premio, per tanta ostinazione, per essere così controcorrente.