Telecomgate, Prodi ha paura del Parlamento

Incontro chiarificatore a Canton con Montezemolo

Nicola Porro

nostro inviato a Shangai

«Ma siamo matti? Basta chiacchiere, ne abbiamo fatte sin troppe». Così, con una battuta secca e fulminea Romano Prodi ha chiuso un breve briefing con la stampa, appena giunto a Shangai da Canton. L'argomento, è ovvio, è quello dell'affaire Telecom. Ovvero del documento predisposto dal consigliere economico e politico di Prodi, Angelo Rovati, e fatto recapitare al numero uno di Telecom, Marco Tronchetti Provera. Il «siamo matti» di Prodi era rivolto all'ipotesi di un possibile coinvolgimento nel dibattito parlamentare di una vicenda i cui contorni non sono ancora del tutto chiari. Nessun dibattito parlamentare che coinvolga il premier dunque. Anzi della vicenda si è parlato anche troppo.
Di chiacchiere però Prodi ne ha fatte ieri molte. Intanto in veste istituzionale inaugurando l'importante fiera di Canton, che ha visto la presenza di una pattuglia nutrita di imprenditori italiani e fiammanti Ferrari da esposizione. E chiacchiere più riservate con il presidente della Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, che in una ricostruzione giornalistica si era detto contrario a un’ingerenza del governo in affari privati come quelli che riguardano le tlc quotate in Borsa. L'argomento della conversazione tra i due, a margine della fiera delle imprese, è ovviamente top secret. Difficile però non pensare che non si siano «chiariti» sul punto.
Chiaro risulta invece l'atteggiamento del governo sulla questione Rovati. Il consigliere di Prodi non si dimette. Non ne ha alcuna intenzione, né il premier gli chiede un tale sacrificio.
La linea dell'esecutivo continua dunque a essere quella di sdrammatizzare l'intera vicenda. Rovati ha predisposto un documento «artigianale» sullo scorporo della rete di telefonia fissa di Telecom. Sempre personalmente e direttamente lo ha inoltrato a Tronchetti. Che ha rispedito al mittente. Di tutta la vicenda era ed è all'oscuro il presidente del Consiglio. Dunque Palazzo Chigi non è responsabile del comportamento e dei suggerimenti di un suo consigliere e tanto meno lo è l'inquilino principale. Chiuso. Non vi è spazio per montare la panna: tanto meno in una discussione parlamentare.
Ieri per tutto il giorno Rovati ha usato il suo consueto basso profilo. Nessuna dichiarazione oltre allo «statement» fatto il giorno prima al 28° piano di un albergo di Canton. Solo in serata, una volta giunta l'intera delegazione governativa a Shanghai, Rovati, Prodi ed entourage si sono riservati una delle poche cene private di questa lunga missione.
Il resto della delegazione lamenta l'attenzione giudicata eccessiva all'affaire Telecom. Solo Antonio di Pietro ieri in mattinata è riuscito a prendersi una piccola pausa di relax. Nel mercatino a due passi dall'albergo di Canton dove alloggiava, il tempo per dare uno sguardo ad un paio di scarpe e ad un portafoglio di marca. Falsa. Insieme ad un suo collaboratore.
Oggi tutto riparte da Shanghai la capitale dei grattacieli cinesi. Dove la Ferrari ha organizzato un grande evento allo Shanghai Museum of Contemporary Art. Sarà l'occasione per capire, oltre alle tante «chiacchiere fatte» se la tensione su Prodi e il suo entourage si è allentata.