Telefilm bordeline: la spacciatrice, il gigolo e la mamma a luci rosse

I protagonisti di "Weeds", "Hard" e "Hung, ragazzo squillo" accettano lavori estremi per sbarcare il lunario e sfamare i figli

Cosa hanno in comune una spacciatrice di marijuana, una produttrice di film porno, un becchino e un gigolo? In astratto, solo il lavoro non proprio ordinario, ma molto altro se ci riferiamo ai protagonisti dei telefilm borderline Weeds, Hard, Six feet under e Hung. Loro, a fare quei bizzarri lavori ci sono finiti proprio controvoglia. Ai «lavori sforzati», potremmo dire: costretti dalle circostanze della vita ad accettarli, sforzandosi di zittire le proprie convinzioni. Sarà la crisi che ha investito l’intero pianeta, saranno le vecchie certezze morali che cominciano a incrinarsi, sarà soprattutto lo «stato di necessità», fatto sta che parecchi telefilm sfornano personaggi costretti a turarsi il naso e a rimboccarsi le maniche. Prima tra tutti, tra i personaggi disposti a tutto pur di salvare il salvabile c’è la protagonista di Hard, nuovo telefilm francese in onda in prima visione su Mya (da questa settimana ogni lunedì alle 21). Interpretata da Natacha Lindinger (menzione speciale all’ultimo RomaFictionFest, dove la serie ha vinto il premio per la miglior regia), Sophie è una casalinga quarantenne, benestante e dai ferventi valori cattolici. Conduce una vita integerrima, finché ecco il fattaccio: non tanto la tragedia che le porta via il marito, ma la scoperta che fosse un produttore di film porno. Bando all’indignazione, Sophie prende il suo posto. E tra il superamento del lutto e il subbuglio nella coscienza, si innamora pure di Roy, la «sua» pornostar di punta.
Insomma, per la disperazione e per i figli ci si arrangia come si può, cogliendo quel che c’è di buono nelle situazioni più improbabili. Anche quando sono illegali: come nella serie Weeds, enorme successo negli Stati Uniti, blindata in seconda e poi terza serata in Italia quando esordì nel 2006 e oggi in replica su Rai4, in attesa delle successive quattro stagioni. Un telefilm che nel 2006 è stato candidato ai Golden Globe e che la protagonista Mary-Louise Parker ha vinto il Golden Globe come migliore attrice protagonista. Siamo in California e Nancy, giovane mamma, resta vedova con due figli. Come sbrigarsela? Spacciando erba nel quartiere: prima come dilettante, per poi scoprire quanto la merce sia richiesta dal rispettabile vicinato e farne una professione a tempo pieno. S’ha da fare, sembra dire la serie, che non fa trapelare giudizi, semmai mette in luce le doti della fascinosa pusher-mamma.
Ma non tutto dipende dagli affari di famiglia. C’è anche chi, a compromessi con la propria coscienza, ci scende per se stesso. Succede così a Ray, protagonista di Hung, ragazzo squillo: stella del basket dalla sfolgorante carriera, per un infortunio finisce ad allenare un’infima squadra di liceo. Oltre al declino delle sue speranze, allo stipendio da fame, lo sfigato Ray deve pure fare i conti con la fuga della moglie (che ovviamente sceglie il riccone di turno), con un incendio che gli devasta la casa e con l’abbandono dei figli. Come far luccicare di nuovo la propria stella? Con la sua caratteristica vincente: l’essere superdotato. Ed eccolo «happyness consultant», portatore di felicità. Sarebbe a dire gigolo, visto che lo fa con il metodo più antico del mondo. Non era il suo sogno, eppure eccolo «uomo oggetto», disposto a vendersi per vivere. A mali estremi, estreme soluzioni.
Questi, però, non sono gli unici telefilm che raccontano come dalle situazioni più disperate ci sia una via d’uscita, magari in una nuova inusuale professione. È il caso di Six Feet Under (in replica su Fx ogni venerdì alle 20.45), in cui un rampante manager abbandona a malincuore il suo bel lavoro per prendere in mano l’azienda di famiglia: un’agenzia di pompe funebri. Tutt’altri piani aveva per la sua vita, piuttosto che occuparsi di morti e funerali. Anche in Bored to death (prima visione appena partita su Fx) il personaggio di Jason Schwarzmann ribalta la sua vita facendo qualcosa che mai avrebbe pensato fosse adatto a lui: scrittore con il blocco della scrittura piantato dalla compagna, si offre nelle inserzioni come «investigatore privato senza licenza». Si riscatta, anche lui, con un mestiere inventato su due piedi, sebbene più normale di quella di altri due che per stranezza si fanno notare: i protagonisti di Supernatural (in onda su Rai4), due fratelli a caccia di spiriti. Uno dei due non aveva nessuna intenzione di fare l’acchiappamostri, ma la morte della fidanzata per mano di un demone fa sì che molli lo studio per disinfestare il mondo. Niente antieroi in questi telefilm, solo storie nate dalla normalità e spintesi fin dove la realtà non arriva (quasi) mai.