Una telefonata a Bossi sblocca l’agenda politica. "Ora è tutto a posto"

Al vertice del Carroccio il Senatùr allontana i dubbi sulla crisi con il premier: "Faremo tutte e due le riforme". Fisco, entro settembre pronta la bozza da trasformare in un disegno di legge delega

da Roma

La giornata non era cominciata sotto i migliori auspici, ma si è conclusa in maniera molto positiva. Sono stati infatti dissipati i timori leghisti relativi a un possibile rinvio del federalismo fiscale e del Codice delle autonomie legato all’anticipazione a settembre della riforma della giustizia.
Qualificate fonti leghiste affermano che sia stata sufficiente la telefonata del premier Silvio Berlusconi al segretario federale del Carroccio, Umberto Bossi, per far svanire tutti i dubbi. La sapiente allocazione dei progetti di riforma su entrambe le Camere e la determinazione manifestata dal ministro Tremonti nell’intervento alla Camera sulla Finanziaria sono stati ugualmente determinanti. E, infatti, il ministro delle Riforme ieri ha ribadito che è «tutto a posto, non ci saranno liti, la riforma della giustizia e quella del federalismo le faremo tutte e due». Il Senatùr ha tuttavia precisato che la Lega ha le sue priorità: «È chiaro che preferiamo fare prima il federalismo».
È altrettanto chiaro che il vertice di ieri pomeriggio tra i tre superministri leghisti Bossi, Maroni e Calderoli è servito proprio a delineare la strategia politica. Ed è altrettanto chiaro che la «visita di cortesia» del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, alla speciale riunione non è stata occasionale. Certo, i partecipanti non hanno enfatizzato. «È stato solo un saluto a un vecchio amico, non c’è stato nulla di politico. Anche se con Bossi è tutto politica», ha dichiarato il titolare del Tesoro spiegando che «con la Lega non c’è nulla da appianare». È così ha fatto pure il ministro della Semplificazione: «Con Tremonti abbiamo parlato delle ultime limature della Finanziaria».
Ma è indubbio che dopo la riunione pomeridiana l’inerzia si sia invertita. Ieri mattina, infatti, Roberto Calderoli, non appariva particolarmente soddisfatto della piega degli eventi. Più che il disappunto fatto artatamente trapelare dal ministro-ombra del Pd, Sergio Chiamparino, dopo l’incontro con il suo omologo, poteva apparire preoccupante il cipiglio con il quale Calderoli si era presentato alla Conferenza unificata Stato-Regioni-Comuni. «Avrei preferito un altro clima per parlare di federalismo», avrebbe detto, secondo quanto riferito da alcuni partecipanti.
«I presidenti delle Camere sono entrambi del Pdl, sarà loro responsabilità farci lavorare 24 ore al giorno...», ha poi dichiarato alludendo al possibile «ingorgo» parlamentare, legge elettorale per le Europee inclusa. In serata il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha tuttavia puntualizzato che il federalismo fiscale e la riforma della giustizia «è possibile farle insieme» perché «i tempi ci sono e l’intesa politica c’è». Litigi? «Sono soltanto ricami dei media», ha tagliato corto.
Il federalismo fiscale è la chiave di volta di tutta l’impalcatura politica. Ieri proprio Calderoli ne ha presentato le linee-guida alla conferenza unificata. Al momento, non esiste un vero e proprio testo scritto. Quest’ultimo sarà elaborato da due tavoli congiunti (governo-Regioni e governo-enti locali) che tra fine mese e metà settembre dovranno mettere a punto la bozza della riforma da trasformare in un ddl delega collegato alla Finanziaria.
«Non chiedetemi se si tratta di un modello A, B o C: questo è il modello Calderoli», ha detto ieri il ministro della Semplificazione che ha voluto sgomberare il campo dall’ipotesi di una ripresa tout court del progetto della Lombardia (80% dell’Iva e 15% dell’Irpef direttamente alle Regioni, ndr). «Bisogna chiudere con la finanza derivata, non prendendo come riferimento la spesa storica ma dei costi standard», ha aggiunto.
Il ministro ha spiegato che si farà una ricognizione dei costi e in base a questa si fisserà un «paniere» di tributi propri di Regioni ed enti locali «con percentuali flessibili». Saranno anche fissati «i livelli minimi, come vuole la Costituzione per assistenza sociale, sanità e istruzione» (il trasporto pubblico locale sarà ricompreso parzialmente, ndr) e su questi interverrà un meccanismo di perequazione. «Vogliamo ristabilire un collegamento tra centro di spesa e centro delle entrate prevedendo una vera autonomia», ha concluso.
Le Regioni, che hanno già approntato un loro testo, sono sostanzialmente favorevoli pur con dei distinguo sul regime transitorio e sui fondi perequativi. «Ci impegneremo perché la perequazione sia il punto di garanzia per l’intero Paese», le ha subito rassicurate il ministro Raffaele Fitto.