Le telefonate choc tra la Capitaneria e Schettino

Estrema concitazione nelle telefonate tra il comandante della Capitaneria di Porto di Livorno Gregorio Maria De Falco e il comandante della Costa Concordia Francesco Schettino

Estrema concitazione nelle telefonate tra il comandante della Capitaneria di Porto di Livorno Gregorio Maria De Falco e il comandante della Costa Concordia Francesco Schettino. Avviene tutto nella notte tra venerdì e sabato scorso, durante le drammatiche fasi dell'evacuazione. Una situazione in cui niente sembrava andare come previsto dalle procedure: a un'ora dall'impatto con lo scoglio il capitano già non era più a bordo, la nave si trovava nel caos più completo, trascinata dalle correnti del Mar Tirreno, e alcuni membri dell'equipaggio hanno fatto partire l'evacuazione prima dell'ordine ufficiale del comando, ordine arrivato con ritardo. E' questa la ricostruzione fatta sino ad ora dalla Capitaneria di Porto sulla base delle telefonate e delle testimonianze dei passeggeri tratti in salvo.

LA TELEFONATA

L'ufficiale della capitaneria, Gregorio De Falco, ordina perentoriamente al comandante, che era già sceso, di ritornare sulla nave e coordinare l'evacuazione. Il capitano risponde che sarebbe tornato, ma a quanto emerso finora, pare che, poi, non lo abbia fatto e se ne si sia allontanato dalla sua nave. Ecco alcuni passaggi drammatici. Al telefono con Schettino dalla capitaneria c'è il comandante De Falco, da Livorno, che chiede:
"Mi dica il suo nome?".
"Sono il comandante Schettino", risponde il titolare del comando della Concordia.
"Ascolti Schettino - intima De Falco - ci sono persone intrappolate a bordo, adesso lei va con la sua scialuppa sulla prua della nave, lato dritto. C'è una biscaggina (ndr. una scaletta che si usa nel mondo nautico, usualmente di corda e legno). Lei ci sale e va a bordo della nave e mi viene a dire quante persone ci sono. Le è chiaro? Io sto registrando questa comunicazione, comandante Schettino".
Il comandante della Costa risponde: "In questo momento la nave è inclinata".
De Falco lo incalza: "C'è gente che sta scendendo dalla biscaggina di prua. Lei quella biscaggina la percorre in senso inverso, sale sulla nave e mi dice quante persone ci sono e cosa hanno. Mi dice se ci sono bambini, donne o persone bisognose di assistenza. E me ne dice il numero di ciascuna di queste categorie. E' chiaro?".
Attimi di silenzio da parte di Schettino.
Allora De Falco avverte: "Guardi, Schettino, che lei si è salvato forse dal mare, ma io la porto... Veramente molto male e le faccio passare i guai. Vada a bordo, cazzo".
Il comandante con tono esitante dice: "Per cortesia".
"No per cortesia - lo interrompe l'ufficiale della capitaneria di porto - ora lei prende e va a bordo, mi assicuri che sta andando a a bordo".
Schettino si giustifica: "Io sto andando con la lancia dei soccorsi - dice il comandante della Concordia - sono sotto qua, non sono andato da nessuna parte. Sono qua".
"Che sta facendo comandante?" gli chiede De Falco.
"Sono qua per coordinare i soccorsi" risponde Schettino.
De Falco, con tono ormai impaziente, gli chiede: "Che sta coordinando lì?".
De Falco gli ordina: "Vada a bordo e mi coordini i soccorsi da bordo. Lei si rifiuta?".
"No, no non mi sto rifiutando" risponde Schettino.
"Lei si sta rifiutando di andare a bordo comandante?", lo incalza De Falco, cercando di mettere il comandante davanti alle sue responsabilità.
"No, ci sto andando", è la risposta di Schettino.
De Falco a questo punto diventa sempre più pressante: "Mi dica i motivi per cui non ci va".
"Ci sto andando - ripete Schettino, accennando una spiegazione - perché ci sta l'altra lancia che si è fermata".