"Le telefonate? Noi geneticamente vicini alle coop"

Il segretario si assolve: mi interessai della scalata con Consorte solo per dovere politico

Milano - Il primo affondo (uno dei tanti) è contro il gip Clementina Forleo, a proposito della richiesta di utilizzazione delle conversazioni telefoniche di Consorte - scrive Piero Fassino nella memoria a Carlo Giovanardi - anche a carico di persone che, come lui, nella vicenda Unipol non risultano indagate. «Ritengo di dover stigmatizzare un provvedimento che esorbita ictu oculi dai poteri del gip». La seconda postilla del segretario Ds è dedicata a un preambolo che ricorre spesso: «Ribadisco subito, e con grande forza, che le mie conversazioni telefoniche con l’ingegner Consorte relative alla vicenda Unipol-Bnl avevano, quale unico scopo, di avere conoscenza diretta su quanto stava accadendo con riferimento all’ipotesi di integrazione Unipol-Bnl». Il motivo? Fassino si affretta a spiegare che se l’ha fatto è «esclusivamente per un evidente duplice ragione di natura squisitamente politica», legata al suo ruolo di segretario dei Ds «geneticamente» vicino al mondo delle coop, e a quello di parlamentare, che gli imponeva di «conoscere ciò che stava avvenendo di rilevante nel mondo dell’economia, della finanza e delle attività d’impresa». Insomma: data la carica politica rivestita e la funzione parlamentare esercitata, per Fassino, «conoscere costituiva un preciso dovere. Sarebbe stato incomprensibile il contrario».

Nessun interesse personale, nessun diretto coinvolgimento nell’affaire, nessun contributo attivo. Le sue erano solo asettiche richieste di informazioni che non giustificano l’accanimento della Forleo. Certo, Fassino ammette di essere un osservatore non neutrale, di parteggiare per quella fusione e di simpatizzare per l’operazione che Consorte portava avanti. Ma l’uso della prima persona (come nel caso della celebre esclamazione «allora siamo padroni di una banca?») secondo lui non può «avere significato diverso da quello di una partecipazione emotiva e simpatetica al successo che ritenevo che Unipol avesse conseguito». Quanto alla gratitudine che Consorte mostra a Fassino («ti ringrazio anche per l’aiuto che ci hai dato») il segretario Ds taglia corto: «In assenza di una qualsiasi traccia di un mio contributo materiale può avere il solo significato di un ringraziamento per l’appoggio morale e per la simpatia che gli aveva sempre dimostrato». Uno dei punti più delicati della difesa di Fassino riguarda il suo presunto ruolo di «informatore» di Consorte a margine di un suo incontro con Luigi Abete, presidente Bnl: «Prima di incontrare Abete volevo conoscere gli ultimi sviluppi della vicenda Unipol-Bnl allo scopo di non risultare impreparato o sprovveduto di fronte al mio interlocutore». Ma nella stessa giornata Fassino ammette che dopo aver incontrato Abete richiama Consorte. L’ha fatto, spiega, «in quanto quest’ultimo, illustrandomi le sue opinioni sulla vicenda, mi aveva prospettato difficoltà per Unipol nel condurre a termine l’operazione, proponendomi seppure confusamente un accordo dell’ultimo minuto tra Unipol e i diversi azionisti di Bnl senza peraltro dettagliarmene il contenuto». «Avevo a questo punto - si giustifica Fassino - ritenuto corretto trasferire questa informazione a Consorte perché la utilizzasse come riteneva opportuno». Pilatescamente però subito dopo si lava le mani: «Dalla telefonata, però, non emerge nessuna mia promessa di intromissione, intermediazione o di collaborazione all’eventuale iniziativa Unipol al riguardo».