Telefonini, Bersani parla e Telecom perde il 2%

da Roma

Non è chiaro se a far cadere la lama sarà la politica attraverso una legge oppure, più probabilmente, l’Autorità per le telecomunicazioni. In ogni caso per i costi fissi delle ricariche telefoniche il destino sembra segnato. La «tassa» che è da tempo oggetto di campagne dei consumatori e di svariati tam tam via Internet animati da utenti infuriati, potrebbe essere tagliata secondo modalità ancora da definire.
A sollevare il caso è stato il ministro allo Sviluppo economico Pier Luigi Bersani martedì, quando ha citato l’eliminazione del meccanismo «inaccettabile» tra le liberalizzazioni nell’agenda del governo. Un obiettivo che l’esponente dei Ds ha in un primo momento annunciato di voler raggiungere attraverso un provvedimento ad hoc del ministero. Frasi che hanno pesato ieri sui mercati finanziari con i titoli delle telecomunicazioni che ieri hanno registrato perdite e volumi di scambi sopra la media (Telecom Italia ha perso poco più del 2%). E che hanno sollevato non poche perplessità in ampi settori della politica e tra gli addetti al settore.
In particolare è stata messa in dubbio la possibilità di modificare con una legge un meccanismo di mercato sul quale possono influire principalmente le Autorità, in questo caso specifico quella delle telecomunicazioni e, in misura minore, l’Antitrust.
Obiezioni che hanno fatto breccia, visto che Bersani ha fatto una mezza marcia indietro. Il ministro ha innanzitutto escluso il ricorso a un decreto, lasciando aperta la strada di un disegno di legge, ma solo in subordine rispetto alla via maestra che rimane l’intervento del garante delle Tlc. «Se non riesce a provvedere, noi predisporremo una norma», ha avvertito ribadendo la ragione della sua offensiva contro i costi di ricarica: «Non è accettabile che ci sia un meccanismo per cui chi consuma di meno paga di più». E cioè chi fa una ricarica da 10 euro paga 2, chi ne fa una da 30 paga 5 e cosi via. «Che cos’è una tassa al contrario? Il cittadino deve pagare per il traffico che consuma».
Argomenti che per la verità sono già conosciuti, visto che i costi fissi sono oggetto di un lavoro congiunto dell’Autorità per le telecomunicazioni e di quella Antitrust il cui prodotto è un dossier nel quale si denuncia questa anomalia tutta italiana. E si prospettano delle vie d’uscita.
La prima ipotesi, che è la più probabile, prevede l’eliminazione totale dei costi di ricarica che potrebbero essere trasferiti dagli operatori nella tariffa di traffico. Ovvero: «Un intervento regolamentare finalizzato a eliminare per tutte le offerte l’attuale struttura tariffaria a due parti, imponendo in luogo di essa una struttura tariffaria unitaria, dove il valore facciale della ricarica corrisponda integralmente al valore di traffico telefonico acquistato». In questo modo, osservano esperti del settore, si faciliterebbe anche il confronto tra le tariffe e quindi la concorrenza.
La seconda ipotesi, invece, prevede la sola eliminazione della disparità di trattamento fra i diversi clienti, frutto dei diversi costi di ricarica, con «l’introduzione di criteri di proporzionalità rispetto all’entità del controvalore dei servizi acquistati». Infine ci sarebbe un’ipotesi combinata: si tratterebbe, cioè, di richiedere agli operatori di introdurre, cumulativamente, sia un’offerta tariffaria a struttura unitaria sia un’offerta duale.
L’Authority per le tlc ha annunciato che andrà avanti per la sua strada. E che potrebbe decidere già entro febbraio. Ora partiranno le audizioni di operatori e associazioni consumieristiche. E che le intenzioni di queste ultime siano bellicose lo si capisce dalla richiesta avanzata ieri dal Codacons: «Chiediamo al governo e a Bersani di far restituire ai gestori telefonici le somme indebitamente percepite negli ultimi tre anni tramite i costi di ricarica dei cellulari, pari a oltre 5 miliardi di euro».