Telefonini e batterie: tutti pronti a venderli nessuno a «smaltire»

La coscienza ambientalista di Milano? Ignora dove smaltire i telefonini. Da un rapido giro tra i negozi si scopre che meno del 20 per cento dei punti vendita specializzati ritira i cellulari non funzionanti e le batterie scariche per avviarli a un corretto smaltimento. Nel negozio Wind di via Torino le gentili commessine scuotono la testa: «Deve provare a vedere - dice una di loro - nei negozi multimarca. Noi non ritiriamo niente». Flick e Flock, sempre in via Torino, espone tante marche e tanti telefonini. Ma anche qui cadono dal pero. «No - rispondono i responsabili - non ritiriamo i cellulari vecchi e nemmeno le batterie che vanno smaltite nei normali contenitori delle pile, quelli fuori dai supermercati, per intenderci». È già una risposta. Sempre meglio di quella data dalla addetta di un altro negozio: «Credo che i cellulari rotti e le batterie scariche vadano buttati nel sacco della plastica...»
Nebbia totale anche al banco informazioni di Media World di viale Carlo Troya o nei due Euronics di viale Vittorio Veneto e di corso Buenos Aires. Qui l’imperativo è uno e categorico: vendere. Solo da Expert di via Lazzaretto, alla Coop di via Palmanova e presso la Fnac di via Torino sono attrezzati per ritirare le batterie. Non i cellulari rotti che, secondo molti degli addetti interpellati, si possono buttare nel sacco nero o nei cestini dei rifiuti. Una rapida verifica al numero verde dell’Amsa svela che nemmeno qui il problema è conosciuto a sufficienza: per un operatore si tratta di rifiuti speciali e quindi vanno conferiti direttamente a una delle sei riciclerie cittadine (vedi riquadro) dove si provvede al loro smaltimento; per altri le batterie si possono lasciare nei normali contenitori per le pile.
Dunque grande è la confusione sotto il cielo. «In Italia - avverte Ermete Realacci, numero uno di Legambiente - ci sono circa 40 milioni di cellulari e si calcola che, nel 2010, verranno buttate via 2 mila 550 tonnellate di batterie non più funzionanti». È una quantità impressionante di rifiuti speciali che contiene elementi chimici come litio, nichel, cadmio, cobalto e che, a detta degli esperti, può causare gravi danni al suolo e alle falde acquifere se finisce direttamente in discarica.
«La verità - dice un esperto dell’Amsa - è che, per produttori e commercianti, non esiste ancora alcun obbligo di raccolta. Il Decreto legislativo 151 del 2005, che recepisce le direttive europee in materia, dice quali sono i soggetti che devono farsi carico dello smaltimento di questi rifiuti ma mancano i criteri di attuazione che sono già slittati diverse volte (l’ultima promessa è che saranno approvati a fine dicembre ndr). Finché non verranno stabiliti questi criteri - concludono all’Amsa - noi non possiamo imporre niente». Nel frattempo l’Azienda milanese per i servizi ambientali non sembra voler favorire i più volenterosi. «Giorni fa - dice un negoziante di via Padova - ho contattato l’ufficio commerciale dell’Amsa perché vorrei mettere in negozio un punto di raccolta di telefonini e batterie rotte. Mi hanno risposto che per ogni loro ritiro dovrei pagare non solo 85 centesimi per ogni chilo di materiale da smaltire, ma anche 25 euro e 82 centesimi come diritto di uscita».
Ecco spiegata la riottosità dei commercianti. E intanto i milanesi continuano a buttare chissà dove i telefonini rotti e i relativi accessori. Tutto materiale che se in parte è riciclabile, ha comunque una quota elevata di pericolosità ambientale: in una passata campagna di sensibilizzazione su base volontaria, Vodafone Omnitel ha raccolto in 750 suoi negozi sparsi per lo Stivale tre tonnellate di «spazzatura elettronica» composta per il 40 per cento da batterie e per il 60 per cento da telefonini rotti e accessori.
In quell’occasione vennero ricavati 580 chili di rame, oltre una tonnellata di plastica, 100 chili di fibre ma anche 10 chili di metalli altamente inquinanti tra cui cobalto, terre rare e nichel.