Telenovela Alitalia, il compratore slitta ancora

da Milano

Un anno. Il 29 dicembre 2006 il ministero del Tesoro bandì la gara per la privatizzazione dell’Alitalia tramite il collocamento della propria quota del 49,9%. Ora il cda della compagnia - che nel frattempo ha cambiato tre presidenti - fissa entro il 15 dicembre la riunione nella quale sceglierà il soggetto con il quale proseguire una trattativa in esclusiva. Che fine abbia fatto la prima gara tutti lo sanno. Che fine farà questa, è tutto da vedere; intanto sono stati persi centinaia di milioni di euro. La nota emessa ieri sera dalla compagnia contiene un’eloquente formula prudenziale («si prevede che la riunione del cda (...) possa tenersi entro la metà del prossimo mese di dicembre») e un’involontaria espressione di comicità: si dice che i colloqui sono tesi a individuare «tempestivamente» l’acquirente. Se 12 mesi sono tempestività... La palla ora è nelle mani dell’advisor Citi, che sta svolgendo l’approfondimento sui candidati, allo scopo «di porre i soggetti interessati di poter formulare proposte non vincolanti entro la prossima settimana».
In lizza, ormai - dopo le varie rinunce, ultima quella di Aeroflot - sono rimasti in tre: Air France, Lufthansa e Air One. Le proposte raccolte da Citi «saranno sottoposte al cda ai fini dell’attribuzione a un soggetto di un periodo di negoziato in esclusiva, dopo che le stesse saranno state esaminate dagli advisor di Alitalia per gli aspetti di rispettiva competenza». I ripetuti rinvii della decisione (slittata, via via, dai primi di novembre al 10, poi al 15, poi al 20, poi al 23, poi a fine mese secondo le varie fonti, anche governative, vicine alla privatizzazione) denunciano lo stato di incertezza che avvolge la trattativa. Anche ieri se ne sono avute le prove: mentre il presidente del Consiglio, Romano Prodi, al bilaterale di Meseburg assicurava che «non ci saranno rinvii, il responso arriverà tra qualche settimana», promettendo un esame «equo e approfondito» alla proposta di Lufthansa, la cancelliera Angela Merkel sedava i suoi entusiasmi con un glaciale: «Aspettiamo e vediamo». La stessa Lufthansa ha subito replicato a Prodi di non aver ancora preso una decisione su una possibile offerta per l’ex compagnia di bandiera italiana.
Ma nemmeno da Parigi i segnali sono chiari. Air France-Klm, tuttora data come favorita in virtù di una sorta di «primogenitura» proveniente da uno scambio azionario e da una partnership commerciale, ieri ha sentenziato: «Non c’è niente di deciso. Può essere e può non accadere». Il riferimento alla presentazione di un’offerta è stato pronunciato dal vicepresidente Leo van Wijk che per la verità con Alitalia ha il dente un po’ avvelenato visto che, alla fine degli anni Novanta, fu controparte prima dell’avvio della fusione Klm-Alitalia (allora guidata da Domenico Cempella) e poi della rottura di quegli accordi. Quasi in una tattica presa di distanze, van Wijk ha aggiunto che Alitalia «potrebbe non sopravvivere se non risolverà i suoi problemi» (il traffico di ottobre è aumentato di un modesto 1%). E poi: «Hanno tutte le intenzioni di trovare un partner operativo e finanziario, preferibilmente entrambi; ma non si dovrebbe dare per acquisito che un membro di Skyteam (leggi: Air France, ndr) sarà partner di Alitalia» (meno 0,8% in Borsa). L’ombra del commissario è tutt’altro che svanita.