La telenovela degli autonomi: da sovversivi a imprenditori

LA STORIA Abusivi da 30 anni. Dal 1999 la famiglia Cabassi chiede di rivare l'immobile occupato dai no global

Da centro sociale duro e puro a Spazio pub­­blico autogestito, benché ancora abusivo. Una telenovela lunga oltre 30 anni la storia di odio e amore (nel finale) dei rapporti tra il Leoncaval­lo e le istituzioni. Fatta di sgomberi, carte bolla­te, condanne e tentativi di mediazione, tra pro­vocazioni e tavoli aperti e mai chiusi. L’ultima ingiunzione di sgombero, abbiamo superato quota 30,è fissata per il 10 novembre.L’ultima, sembra, persempre: èstataannunciataperNa­tale la regolarizzazione del «nemico pubblico numero uno»per dirla con le paroledell’ex vi­cesindaco Riccardo De Corato. La prima occupazione risale agli anni di piombo. Alcuni «Comitati di Caseggiato», col­lettivi anti-fascisti della zona, esponenti di Avanguardia Operaia, Lotta Continua e Movi­mento Lavoratori per il Socialismo il 18 ottobre 1975 s’impossessano di uno stabile in via Man­cinelli, nella periferia nord est. Il 18 marzo 1978 Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, «Fausto e Iaio» impegnati nelle indagini sul traffico di eroina e cocaina nel quartiere, vengono uccisi. Ai funerali, avvenuti due giorni dopo il seque­stro Moro, partecipano 100.000 persone. In questa occasione nascono «le mamme del Le­oncavallo », insignite nel 2004 dalla Provincia guidata da Filippo Penati del premio Isimbar­di, e ora onlus. Nella primavera del 1989 l'immobiliare Scot­ti, proprietaria dello stabile, vende l’area al gruppo Cabassi, che ottiene dall’amministra­zione guidata da Paolo Pillitteri lo sgombero del centro sociale, per demolirlo e costruire uf­ficienegozi. Il16agostoleforzedell’ordinepro­vano a sgomberare gli autonomi, che si barrica­no sul tetto. È guerriglia urbana. (26 ribelli ven­gono condannati a 1 anno e sei mesi, «scontati» per «aver agito per alti valori morali e sociali»). Dagli anni di piombo a Tangentopoli. Nel 1994 viene concordato con la questura lo sgom­bero in cambio di una sede temporanea in via Salomone. Durante le operazioni di trasferi­mento scoppiano scontri con le for­ze dell’ordine - il sindaco è il leghi­sta Marco Formentini - che porta­no a 72 condanne. Le immagini dei disordini tengono banco per giorni su tutti i tg. L’8settembre1994vieneoccupa­ta una ex cartiera in via Watteau, in zona Greco, di proprietà della fami­glia Cabassi. Per alcuni anni, fino al 1999,la famiglia tollera l’occupazio­ne. Poi passa alle vie legali. Nel2006VittorioSgarbi, alloraas­sessore alla Cultura durante un bli­tz notturno al Leoncavallo scopre i graffiti. Il centro sociale diventa «la Cappella Sistina della modernità». Scoppia il caso politico. La provocazione apre la strada al­la legalizzazione: si apre l’ennesimo tavolo con gli autonomi che non porta a nulla. Cambia il vento. Arriva Pisapia. Nel frattempo i compagni, che si dilettano tra feste della semina, concerti, cene, mostre svestono i panni dei ribelli per frasi imprendito­ri. A raccontare la loro attività (abusiva) è il bi­lancio sociale: ricavi somministrazione (cuci­na e bar) + 471.194 euro nel 2010, totale sotto­scrizioni 291.954 euro a fronte di 764.918 di uscite per progetti, manutenzione, accoglien­za a solidarietà.
MBr