Telerobot: da Sestri alla conquista del mondo

«Partiamo per il mare con la nostra caravella robotizzata alla conquista di nuovi spazi internazionali». La promessa arriva direttamente da David Corsini presidente e amministratore delegato della Telerobot, l'azienda genovese, che da semplice studio di progettazione di ingegneria si è trasformata in una società per azioni che conta oggi un giro d'affari superiore ai 100 milioni di euro con quasi 400 addetti distribuiti su diversi stabilimenti in Italia. Passo dopo passo, acquisizione dopo acquisizione, la piccola Telerobot si è evoluta sviluppando competenze specifiche e significative nei settori delle macchine speciali della robotica, dell'automazione di processi discreti e, più in generale, in tutti quei settori che richiedono competenze e integrazione di meccanica, elettronica e informatica. Un colosso dunque che ha scelto, e continua a scegliere di investire su macchine per automazione industriale, quelle macchine ossia che svolgono compiti in maniera automatica. E lo fa muovendosi da Genova dove mantiene sede e manager. «Siamo partiti in due. Era il 1992. Avevamo tante belle idee, pochi soldi ma obiettivi alti - racconta Corsini -. L'idea era quella di proporre alle aziende a cui ci rivolgevamo servizi di ingegneria di elevato contenuto, e non semplicemente un supporto come invece era di moda a quei tempi, di manovalanza intellettuale. Una scommessa la nostra, di sviluppo di nuove tecnologie e di investimento in collaborazione con la parte ricerca e sviluppo, piuttosto che con direzioni di produzioni e tecniche delle aziende». Una scommessa sicuramente vinta quella della Telerobot, che nell'arco di diciotto anni ha visto triplicare le sue sedi: Genova, Savona e Alessandria. Il quartiere generale resta comunque Sestri Ponente dove si realizzano i prodotti più avanzati. «È in via Buccari, nel grande capannone giallo limone, la nuova sede degli uffici di ingegneria, ricerca e sviluppo (concept labs) - continua Corsini -. Qui lavorano 15 persone. Dipendono da questa divisione le attività di ricerca di Milano, finalizzato allo sviluppo di tecniche nel campo della risonanza magnetica. La sede di Savona (Ocem), dove lavorano 25 persone è un'officina meccanica che fa lavorazioni speciali e macchine di medie e grosse dimensioni. Di fresca acquisizione è la sede di Alessandria (Icam), dove si progettano e costruiscono macchine per assemblaggio e collaudo, ci lavorano 46 persone». Ma non finisce qui. La Telerobot è entrata a pieno titolo nel settore delle telecomunicazioni tramite alcune controllate: l'azienda Telerobot Comms (Latina) con 12 persone impiegate, l'Esacontrol Med (Caserta) con 61 lavoratori e la Btp Tecno di Battipaglia che arruola 220 addetti. «Comunque, noi restiamo a Genova, ma compriamo fuori - ribadisce il numero uno della Telerobot -. Noi studiamo, costruiamo insomma tagliamo il vestito su misura. Questa volta però non parliamo di tessuti, ma di informatica, ferro, cavi elettrici e computer. Ora proveremo a conquistare anche lidi stranieri, siamo attivamente impegnati ad aprire nuove filiali in Slovacchia, Brasile, Turchia e Messico. Anche lì ci sono clienti, c'è mercato e futuro». Orgoglio sì, ma errato inoltre, identificare l'azienda genovese con l'umanoide. Il robot «i Cub», fiore all'occhiello della società, quello che ha salutato il presidente Napolitano all'Istituto italiano della tecnologia e la cancelliera Merkel, che risulta essere il progetto principe della robotica europea porta infatti la firma della Telerobot in termini di studio e di realizzazione. «È ciò che ci ha reso famosi - spiega Corsini - ma il robot, che serve a studiare il comportamento degli esseri umani, è soltanto una parte del lavoro svolto dalla nostra società. Società che parla anche di macchinari che montano in automatico i fari delle auto, il cambio automatico, che smistano in automatico la posta e di macchine utilizzate per operazioni sottomarine, riparazioni di gasdotti anche a 2000 metri di profondità. Filo conduttore che ci ha spinto a continuare è l'innovazione di valore. Siamo l'espressione di una regione tra le più piccole in Italia che ha la più vasta gamma di industria di scienza e di pensiero. E noi siamo uno dei piccoli mattoncini di tutto questo. È questa la nostra forza, consolidata anche dalla presenza nel nostro consiglio di amministrazione - continua - dalla presenza di Paolo Corradi, l'uomo che ha vissuto da protagonista per trent'anni la storia dell'industria genovese e italiana, nonché direttore generale di Confindustria Genova per quasi 12 anni». L'orgoglio di essere parte integrante di una struttura solida ed efficiente arriva dallo stesso Corradi, oggi segretario generale della Fondazione Garrone: «ho accettato con piacere perché ritengo che per Genova l'high-tech sia la scommessa del futuro, e questo gruppo solido e brillante rappresenta un forte segnale di speranza».