Televendite proibite? La Marchi va su internet

Giacomo Susca

da Milano

Wanna Marchi e Stefania Nobile ci riprovano. Le «imbonitrici» condannate in primo grado a 10 anni di carcere per associazione a delinquere più due e mezzo per truffa, adesso urlano nel Web. Aggirando l’inibizione accessoria a esercitare televendite (fino al 2011): «perché su internet si può e la sentenza non è definitiva fino al terzo grado di giudizio». Dal sito personale della figlia, in una sezione intitolata «Realitisciò(p)», Wanna cercherà di piazzare i quadri realizzati raccogliendo l’ispirazione sul molo di Cervia. «Sono un’istintiva - dice l’ex ammaliatrice delle tv private - un’artista nell’anima. Ma oggi di arte non si vive e io ho sempre vissuto vendendo». Il concetto è chiaro. Si parte da quattromila euro per una tela dipinta in «8 minuti di estasi» ai 6.500 del «mio ruscello preferito». E poi, per gli affezionati che hanno seguito tutte le puntate della diatriba con Antonio Ricci e quelli di Striscia, l’ormai celebre «tapiro di sale» è disponibile alla modica cifra di 49.500 euro. «Questa è stata una mia idea - aggiunge Stefania -. Costa tanto perché è il risultato dei 330 giorni passati in carcere moltiplicato il costo sostenuto dallo Stato per ogni giorno della nostra detenzione». Ma di idee brillanti per far di nuovo quattrini la Nobile ne ha avute altre. Tipo la bambola di pezza «di quando avevo tre anni» (prezzo 5mila euro), gli occhiali scuri indossati durante il processo «per difendermi dagli sguardi accusatori» della gente, e pure le scarpe. «Tutti vogliono le mie scarpe», giura. Meglio sorvolare sull’improponibile «area fetish», in cui la bruna Stefania mette all’asta slip usati e baby doll. Col beneplacito di Davide, compagno e web master del sito.
«Le streghe son tornate», promettono le due, di bianco vestite nello studio dell’avvocato Liborio Cataliotti. A metà strada tra il solenne annuncio e la minaccia. Della propria vicenda giudiziaria dicono di non voler parlare - «aspettiamo di leggere le motivazioni» - intanto definiscono la pena «esagerata e folle». Alle soglie dei 64 anni («Me ne sento 20»), la Marchi dice di gettarsi «in questa nuova avventura con l’entusiasmo dei bei tempi, convinta che il pubblico mi donerà l’affetto che dimostra ogni giorno nel blog». Le lacrime al dibattimento? «Piangevo pensando a loro, alla mia gente». Stefania rincara la dose e dichiara di non temere le critiche dei detrattori. «Solo i perdenti si arrendono. E noi siamo vincenti». Segue slogan di mammà: «D’accordo?».
Già ieri sera la premiata ditta ha affrontato le prime ore di diretta in internet, due mesi dopo il giorno del giudizio. Per l’occasione hanno rispolverato le vecchie «alghe scioglipancia», un classico degli anni Ottanta, molto prima della storia di Asciè e dei risarcimenti record da 2 milioni e mezzo di euro alle 80 vittime dei raggiri. Cataliotti, il difensore che è ricorso in appello, attende comunque «per il 10 agosto le carte dei giudici». Garantisce che «il negozio online è legale anche perché la merce proposta stavolta non riguarda l’esoterico. Ho consigliato però alle mie assistite di non avere contatti diretti coi clienti».
Chissà chi sarà il primo a lasciare gli estremi della sua carta di credito?