«La televisione ruba alle donne le chiacchiere private sul sesso»

Angelo Agostini: «La vecchia ricetta del feuilleton continua a funzionare»

Elena Jemmallo

«Sex and the city è stata una serie tv rivoluzionaria con un’idea molto semplice: quella di mettere in scena ciò che le donne fanno di solito, ossia parlare di sesso». Angelo Agostini, massmediologo, spiega con queste parole il motivo del moltiplicarsi di serie tv e telefilm che intendono cavalcare l’onda del successo della popolarissima fiction che racconta le avventure di quattro single a Manhattan.
Perché parlare di sesso in televisione è una garanzia di successo?
«La cosiddetta regola delle tre “s”, sesso sangue e soldi, è una ricetta base che ha funzionato sempre su qualsiasi mezzo di comunicazione: nei romanzi, nella stampa popolare e oggi anche in televisione. Non è quindi, un’idea moderna. Nell’Ottocento il feuilleton francese era qualcosa di molto simile alle storie che oggi vediamo e sentiamo nelle fiction tv, anche se adattato ovviamente ai costumi e alla mentalità dell’epoca. Ancora di più oggi in televisione il fenomeno è esasperato. Prima di tutto perché la pressione del mercato pubblicitario impone a tutti i costi la massificazione degli ascolti. Diventa quindi fondamentale trovare argomenti il più possibile popolari. E non credo sinceramente che ci sia una tematica più semplice e più attraente del sesso. Tra un dibattito sulle pensioni e una fiction sulle abitudini sessuali di quattro trentenni, è difficile pensare che la gente trovi più attraente il primo programma rispetto al secondo…»
È solo questo il motivo del successo del sesso in tv?
«Non si tratta solo di questo. In parallelo c’è da considerare un’evoluzione complessiva dei costumi. Dal ’68 in poi il comportamento sessuale è diventato un argomento di discorso pubblico, così come l’indipendenza della donna e la scoperta della sessualità giovanile»
«Sex and the city» passerà alla storia della televisione?
«Credo di sì, è stata un’invenzione geniale quella di mettere in scena quattro donne che parlano delle loro avventure sessuali e amorose, che è in fondo ciò che le donne fanno normalmente, per questo piace così tanto ed è per questo che milioni di donne si sono identificate nelle protagoniste. Va detto però che Sex and the city non è stato veramente il primo programma tv a fare una cosa del genere. Ricordo ad esempio le Lezioni d’amore di Giuliano Ferrara: non fu però un successo, soprattutto perché era impostato come dibattito, che in televisione non ha evidentemente lo stesso appeal di una fiction».