«TeleWalter», il fiasco dei presunti intelligenti

Caro Granzotto, ho letto con piacere l’articolo di Luca Telese relativo al fiasco totale di «TeleVeltroni», alias «Youdem», la tanto attesa televisione intelligente di sinistra della quale si parlava dai tempi di «Lascia o raddoppia?». Mi sembra di ricordare che si chiamasse «Telesogno» prima che venisse di moda l’inglese. Adesso che finalmente ha visto la luce e che, a giudizio dei pochi spettatori, si è dimostrata una boiata, rivolgo a Walter Veltroni il modo di dire delle mie parti: «ofelé fa l’to mestè». Che nella versione latina sarebbe: «Il calzolaio non vada oltre la scarpa».


Il guaio è, caro Piperno, che Veltroni manco quelle, sa fare. Intendo le scarpe: guardi un po’ lei che ciabatta ha cavato dal pellame della sinistra. Però, anche così, anche se l’uomo del loft non pare avere né arte né parte, onestamente ci si aspettava di più. Veltroni sarà quel che sarà, ma non gli mancano i laureati in «televisione intelligente», tipo Fabio Fazio, tipo l’ilare Serena Dandini o Michele Serra o Curzio Maltese, l’indimenticato autore de Il caso Scrafoglia, che come tutti ricordano proiettò a vette siderali l’indice di ascolto della Rai. Senza dire che l’intelligenza - applicata alla televisione o alle vacanze o alle partenze, tutto fa brodo - è monopolio della sinistra. Idem per la cultura, della quale, come pensierosamente scriveva il Serra, essa detiene l’egemonia. E serve poco per averne conferma: basta sentir parlare Di Pietro e ci si inchina all’evidenza dei fatti. Possibile dunque che con quel po’ po’ di patrimonio genetico e con a disposizione falangi di esperti in prodotti intelligenti «TeleWalter» sia riuscita così mediocre, così miserella, roba che al confronto la «Tv delle Libertà» della volenterosa ma inesperta, diciamo pure dilettantistica, Michela Vittoria Brambilla era, a giudizio unanime, tutto un fuoco d’artificio? Eppure l’idea non era poi da buttar via: fare una televisione «orizzontale» da contrapporre all’insieme delle altre, banalmente «verticali»; una di quelle trovate grandiose che solo a un sincero democratico possono venire in mente e infatti è venuta a Veltroni. Purtroppo, però, l’orizzontalità di «TeleWalter» non ha avuto modo di esprimersi, limitandosi a richiamare, nel telespettatore, la posizione favorevole al sonno. Concluderne che l’ultimo gioiello del Partito democratico s’è rivelato la solita patacca sarebbe tuttavia ingeneroso. Un uomo, almeno, «TeleWalter» ha fatto felice. E basta questo, la felicità anche di un solo singolo individuo, a riscattarla. L’individuo ha nome - e che nome! - Andrea Camilleri, quello dell’ispettore Montalbano. «Aspettavo da decenni una televisione così!» ha esclamato all’esordio di «TeleWalter». Pensi, caro Piperno, che vita. Anni e anni di malcontento, anni e anni lì ad aspettare chiedendosi: «Ma arriverà mai una televisione così?». E finalmente, zacchete, arriva. Finalmente Camilleri ha la sua televisione così, roba da toccare il cielo con un dito. E da indurlo a precisare: «Come la voleva Brecht, un’emittente che sia anche ricevente». Rispondendo così alle nostre domande, rivelandoci perché la tivvù di Veltroni risulta tanto pallosa: brechtiana. Brecht, come dire il cambiamento, il nuovo che avanza.