Telit va controcorrente e torna a produrre in Italia

Con un’operazione di management buyout sostenuta da Franco Bernabè, l’azienda venduta dalla Finmek nel 2003 ritorna quasi italiana. E scommette sulle comunicazioni machine-to-machine<br />

Ieri Omnitel e Wind, oggi Fastweb e domani, forse, Telecom Italia: mentre tutte le società di Tlc italiane vengono comprate da investitori stranieri, Telit Communications torna in Italia - era stata ceduta nel 2003 dalla Finmek in bancarotta - grazie ad un’operazione di management buyout, ovvero l’acquisizione dell’azienda da parte dei manager interni sostenuti da uno sponsor finanziario.

L’operazione è stata guidata dall’amministratore delegato di Telit, Oozi Cats, che insieme a un gruppo di investitori industriali italiani ha acquisito 12 milioni d’azioni da Polar Investment (un fondo israeliano), ovvero circa il 28% del capitale, sborsando 7,68 milioni euro. Le azioni, che determinano il controllo della società, saranno conferite a una neocostituita holding, la Boostt, partecipata pariteticamente da Vag Holding, società che fa capo a Oozi Cats, e da Fb&T, società che invece fa capo a Franco Bernabè e a un gruppo di investitori italiani tra cui Giancarlo Giglio, fondatore di Datamat, e Lino Siclari, azionista di maggioranza di Aicon Group.

Bernabè e soci avranno un ruolo attivo nella gestione della società, affiancando il management operativo col potere di nominare il presidente del Gruppo: sarà Chicco Testa, già presidente dell’Enel. Per completare il panorama dei nomi noti, nel board della società è entrato anche l’ex-ministro Maurizio Gasparri, che ha risposto alle critiche di un possibile conflitto d’interessi citando la lettera della legge italiana che, in effetti, non prevede alcuna incompatibilità a un anno dalla fine del mandato da ministro.

Telit torna dunque in Italia, non solo per la nazionalità del presidente e degli investitori, ma perché riporterà nel nostro Paese una parte della produzione recuperando lo stabilimento di Vimercate prendendolo in outsourcing dall’ex Celestica: inizialmente occuperà «100 persone», per arrivare «in tre anni fino a 350 impiegati», perché l’obiettivo è «riportare il centro dell’attività produttiva in Italia», promette Bernabè. Inoltre Telit ha in Italia anche una parte della ricerca, con 130 dipendenti divisi tra le due sedi di Trieste e Cagliari.

Bernabè, estromesso all’epoca della privatizzazione dal vertice di Telecom Italia, non ha resistito è si è tolto qualche sassolino dalla scarpa dichiarando che l’operazione è «una sfida per l’Italia estremamente stimolante in un momento in cui il ruolo delle Tlc sta soffrendo problemi particolari, che tutti vediamo sui giornali», riferendosi chiaramente alla vicenda dell’ex monopolista.

Telit Communications, in realtà, è un’azienda quotata all’Aim, il segmento delle “small caps” della Borsa di Londra, anche se Cats non ha escluso una futura doppia quotazione anche a Milano. È divisa in due business unit: Telit Wireless Products (Twp) che distribuisce e personalizza telefoni cellulari con il brand Telit, e Telit Wireless Solutions (Tws-Telit M2M), che sviluppa, produce e commercializza moduli che permettono a macchine, strumentazioni e veicoli di comunicare attraverso reti cellulari wireless. Ed è proprio quest’ultimo il ramo più interessante e in espansione visto che opera in un mercato in rapido sviluppo, con tassi di crescita del 50% anno su anno fino al 2008, come calcolano gli analisti di Gartner. Non a caso, Telit è una società in espansione: nel 2006, è cresciuta più del mercato, incrementando i ricavi totali fino a 27,7 milioni di euro, l’ 82% in più rispetto al 2005.