Tem, la variante Penati costa 120 milioni in più

Il nuovo tracciato cancella un’azienda chimica che dà lavoro a 400 persone: è praticamente impossibile ricollocarla

C’è una cartina fatta di rettilinei, curve e svincoli che è costata trecentomila euro. È la «variante» della Tem, quella voluta da Filippo Penati. Sì, il Cipe ha già approvato nel luglio 2005 il progetto definitivo della Tangenziale est esterna ma, lui, il presidente della Provincia voleva uno studio nuovo da mettere a confronto con quel progetto già controfirmato dal comitato interministeriale per la programmazione economica. Richiesta messa nero su bianco e, attenzione, venendo incontro a tutte le desiderata dei sindaci del centrosinistra: quelli contrari alla Tem già approvata che in Provincia hanno trovato facile sponda.
Il nuovo tracciato autostradale è meno lungo della vecchia versione: trentadue chilometri rispetto ai trentatré ma, attenzione, costa centoventi milioni di euro in più. Tranquilli, sono dettagli. Davvero, sono finezze, particolari irrilevanti o quasi. Il problema del nuovo tracciato, quello che piace tanto al diessino Penati e ai primi cittadini, è che va buttata giù una fabbrica che dà lavoro a quattrocento dipendenti. Vanno rasi al suolo tre capannoni di un complesso industriale che ha sede a Caleppio di Settala, nel sud di Milano. Giù la palazzina degli uffici, quella dei laboratori e il centro produttivo che, sorpresina, non è proprio un gioco da ragazzi ricollocare.
L’industria da demolire è Indena spa, società leader nella ricerca e nella produzione di «principi attivi e ingredienti funzionali di derivazione botanica» che trovano largo impiego nella farmaceutica e nella cosmesi. Società che, nella sede di Caleppio di Settala, ha il suo centro di ricerca dove non solo si «documentano fino a studi clinici di “fase I“ molecole brevettate» ma si sviluppano pure «prodotti anticancro, antimicrobici, antivirali e per il sistema nervoso centrale».
Insomma, Indena «significa ottant’anni di storia - prima con il marchio “Inverni della Beffa“ - con lo sguardo sempre rivolto all’innovazione scientifica e tecnologica» dicono i sindacati che, «per carità di patria», preferiscono non commentare la decisione di Penati - quella di abbattere il complesso industriale. Ma la variante penatiana non prevede solo di far fuori una realtà produttiva d’eccellenza: infatti, ci sono altre criticità che provocano l’irritazione di spezzoni della sua maggioranza. Si va da porzioni ampie di territorio libero agricolo ricompreso nel Parco Sud alla zona di «tutela e valorizzazione paesistica» situata tra Liscate e Settala. E, ancora, la versione Tem secondo Penati si gioca la possibilità di mettere a disposizione dei milanesi «un parco naturale nell’ambito del parco Sud» in corrispondenza dell’attraversamento del viadotto del fiume Lambro. Elenchino interminabile di aree critiche, con tanto di nuclei rurali di interesse paesistico destinati a finire in polvere. «Risultato politico di un’amministrazione provinciale che non vuole dispiacere ai suoi sindaci» commenta Forza Italia: «Risultato di una politica infrastrutturale che continua a restare ambigua».