Temirkanov guida la San Pietroburgo Serata dedicata a Ciaikovskij

Solista la georgiana Elissò Virsaladze. Il via col Lago dei Cigni

Elsa Airoldi

Yuri Temirkanov, decano del sinfonismo sovietico e russo, ci è caro per un valore aggiunto, affettivo e casuale. Quello di essere rimasta l'unica, sdrammatizzante presenza scaligera nei mesi del furibondo «ça ira 2005», quando le teste rotolavano nel cesto e lui, imperterrito, portava a termine le recite della Dama di Picche, provava con la Filarmonica scaligera, tornava con la sua Filarmonica di San Pietroburgo, nel deserto del consummatum est, per un sinfonico del Progetto Itaca. Adesso, sempre per Itaca, Temirkanov è di nuovo tra noi. E domani schiera al Piermarini i professori di San Pietroburgo per un itinerario non dissimile a quello di un anno fa. Ancora un tutto Caikovskij che parte dal balletto, il fiore all'occhiello della cultura russa a iniziare dalla fine dell'Ottocento, quando il genere cacciato dalle nostre scene imbastardite del gusto pompier si era rifugiato appunto al Bolshoj e al Mariinskij.
È la Suite del Lago dei Cigni, il primo e più famoso titolo della trilogia caikovskijana, ma l'ultimo ad assumere, postumo (1895), l'attuale forma scenica. Non a caso i brani della suite orchestrale non sono accorpati dall'autore. Dopo la liricità del Lago, che nessuno affronta con la fedeltà e il rispetto delle sue vestali, tocca al I Concerto per pianoforte e orchestra. Solista la georgiana Elissò Virsaladze. Chiude la Sinfonia n. 6, Patetica. Il direttore, nato nel '38 nel Caucaso, appartiene al top delle bacchette internazionali, ma lega soprattutto il nome al repertorio teatrale e sinfonico di casa. Assistente del celebre Mravinskij, direttore della Filarmonica pietroburghese per mezzo secolo, gli succede nell'incarico alla morte, avvenuta nell'88. Non senza essere stato prima, e per 12 anni, il direttore musicale dei complessi del Kirov. Che significa anche opera e balletto. Suo assistente è il più giovane Valerij Gergiev che, quando lui passa alla Filarmonica, gli succede al Kirov-Mariinskij assumendone i pieni poteri artistico-amministrativi e diventando «l'altra» bacchetta russa. I caratteri di Temirkanov sono vigore e rigore. Ma anche, quando richiesto, sfogliati spiriti decadenti. Tra le sue platee quelle di Wiener e Berliner. Tra gli allori l'Abbiati 2002. Tra le cariche la direzione musicale a Baltimora, alla Radio svedese, alla Royal Philharmonic di Londra. Il Concerto (1875), che stilizza vari spunti folclorici, è connotato dalle tre cadenze che chiudono il primo movimento, dalla cantilena del flauto del secondo, dallo scatenato ritmo danzante del finale. La Patetica (1893), pagina celeberrima, la «migliore e più sincera», scorre tormentata nell'impianto armonico. I suoi colori sono mesti e rassegnati, a tratti deliranti. La struttura inconsueta chiude su un Adagio lamentoso che è una dichiarazione di impotenza. Siglata dalla mormorante sonorità di viole, fagotti, contrabbassi.
Yuri Temirkanov
teatro alla Scala domani alle 20