Tempesta si abbatte sulla Sydney-Hobart

Lasciate perdere le scarpe da centinaia di euro, l’equipaggiamento tecnico all’ultima moda da sfoggiare al party e le torme di donne in bikini che si spalmano olio abbronzante sul ponte perfettamente lucidato di una barca da trenta metri. L’immagine - più o meno stereotipata - del mondo della vela, non potrebbe essere più distante dalla realtà. O, almeno, da questa realtà.
Una realtà agli antipodi (non solo idealmente) di Porto Cervo e di Santa Margherita. Niente Billionaire all’approdo, ma squali di barriera che nuotano tra onde alte quattro metri: è la regata d’altura Sydney-Hobart, una delle competizioni velistiche più pericolose della stagione, in cui i maxi-yacht partecipanti attraversano il Mar di Tasmania tra raffiche di vento di oltre 30 nodi. Proprio le condizioni atmosferiche impossibili hanno causato numerosi incidenti già nella prima giornata di regata, con 9 delle 78 barche partecipanti ritirate per i danni subiti. Tra queste anche due delle favorite, l’olandese Abn Amro e la neozelandese Maximus, entrambe disalberate; prima che quest’ultima affondasse, poi, sono rimasti feriti anche sei membri dell’equipaggio, portati subito in elicottero all’ospedale di Canberra. Scene da film d’azione anche a bordo del Koomooloo, dove gli uomini hanno dovuto abbandonare l’imbarcazione e sono stati tratti in salvo dall’equipaggio inglese di Adventure; la storica barca (vinse la regata nel 1968) è andata poi alla deriva, lasciando il comando a Wild Oats, il campione in carica.
Non è la prima volta che alla Sydney-Hobart la furia delle onde provoca disastri: le norme di sicurezza, infatti, erano state rese più rigide dopo che nel 1998 sei marinai erano morti durante una terrificante tempesta.\