«Tempi biblici anche sugli sfratti C’è chi aspetta da 26 anni»

Venti verbali per ottenere il rilascio di un appartamento, sfratti per finita locazione che attendono ancora di essere eseguiti dal 31 dicembre ’83. Addirittura un’inquilina che resta, nonostante lo sfratto, in una casa priva di servizi igienici, utilizzando un wc abusivo, a un anno dall’ordinanza sanitaria che, in mancanza dell’intervento della forza pubblica, resta inapplicata quanto le famose «grida» manzoniane. Sono solo alcuni dei casi conservati nell’archivio di Confedilizia, messi in luce dal presidente Corrado Sforza Fogliani.
Presidente, si parla di giustizia in tempi brevi ma sul fronte sfratti non si muove nulla, a quanto pare?
«In realtà, c’è una esemplare sentenza della Corte d’Appello di Genova, datata 11 luglio 2006, che fissa in otto mesi il termine massimo per eseguire uno sfratto per morosità e in 12 mesi in caso di finita locazione. Non solo: dal 2004 abbiamo la possibilità di appello contro i provvedimenti con cui il giudice fissa le date degli sfratti, proprio per impedire gli spostamenti continui. E questo aveva dato buoni frutti».
Ma allora qual è il problema?
«Il problema è che spesso negli sfratti è necessaria la presenza della forza pubblica, soprattutto nei casi di morosità. E questa presenza viene concessa - o più spesso negata - in base a provvedimenti dei prefetti. Noi ne abbiamo impugnati parecchi al Tar, che ci ha dato ragione: ma spesso, all’ultimo momento, la forza pubblica non arriva e lo sfratto viene rinviato».
Come è successo nel caso dell’inquilina col wc abusivo?
«Proprio così. Spesso, nei casi di sfratti per morosità, il timore è di provocare gravi conseguenze sociali: quindi, magari non si nega ufficialmente la presenza della forza pubblica, ma poi di fatto non viene messa a disposizione».